Antenne, fine della diatriba – L’ente, difeso dall’avvocato Abbate, dovrà risarcire solo poco più di 80mila euro

SANTOPADRE – Il “caso antenne” tra il comune di Santopadre e la Società Reti Televisive Italiane giunge finalmente al termine: l’ente dovrà risarcire solo poco più di 80mila euro.
La vicenda ha preso le mosse più di dieci anni fa. Si sa bene che per morfologia del territorio il comune di Santopadre da sempre ospita ripetitori televisivi e radio, ma non sempre la presenza del servizio e il rapporto con i gestori è stata semplice.
A fine anni 80 la R.T. Gruppo Rti ha presentato un progetto di adeguamento per installare i propri tralicci. In un primo momento, il Comune dette la concessione poi revocata: di qui si sono susseguiti una serie di contenziosi tra l’ente e la sua popolazione da una parte e la R.T. dall’altra. Oggetto di giudizio era la legittimità dell’installazione delle antenne. Tra i punti salienti della vicenda c’era il fatto che il Comune riteneva che la presenza di questi ripetitori aveva un forte impatto ambientale, naturalmente per la produzione massiccia di onde elettromagnetiche. Nel frattempo, però, ci sono state anche evoluzioni della normativa nazionale su tale materia che ha inciso anche sulle tabelle di emissione delle onde elettromagnetiche. In diversi giudizi il comune è stato soccombente. La RT certa delle sue ragioni, ha citato per danni quest’ultimo davanti il Tar di Latina, chiedendo il risarcimento dei costi sostenuti per le installazioni, quelli per la realizzazione dell’impianto e del suo mancato utilizzo. Ma il gestore chiedeva inoltre il risarcimento per i costi sostenuti per la creazione di una installazione provvisoria, cioè locata a Rocca d’Arce. La somma complessiva della domanda rivolta dalla R.T. al Tar era di 2 milioni di euro. Il Comune, difeso dall’avvocato Abbate, si costituì in giudizio e in primo grado sosteneva che le richieste di risarcimento vantate dalla controparte non erano fondate. I giudici di Latina si espressero a favore della R.T., ma il Comune, sempre difeso da Abbate, ha presentato ricorso al Consiglio di Stato. Con sentenza dello scorso 17/03/2010, è stato completamente modificato quanto disposto dai giudici di primo grado, riducendo l’ammontare della somma risarcitoria a 81.600,19 euro.

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