Antonio Renzi, da Arce alla banca fondiaria – Ricordato ed esaltato nell’ambito dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia

ARCE – Il profilo di Antonio Renzi è stato pubblicato sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione (http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/ilcentocinquantenario-dellunita-ditalia/al-servizio-dei-cittadini.spx) nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato. Uomini e donne che nel corso della storia unitaria del nostro Paese hanno dedicato la propria vita al servizio della collettività in tutti i rami della pubblica amministrazione; a livello centrale e a livello locale, nei ministeri e negli Enti, nelle varie articolazioni della magistratura e delle forze dell’ordine, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle strutture sanitarie, nei musei e nelle istituzioni culturali.
Antonio Renzi nasce a Isoletta, frazione D’Arce il 29 luglio 1895. Il padre Giuseppe è un modesto impiegato della locale ferrovia e a 12 anni, per aiutare la famiglia, va a lavorare presso la stazione di Roccasecca. Il lavoro però non lo distrae dallo studio. Scoppiata la guerra mondiale, viene arruolato nel V Reggimento di artiglieria e il 10 gennaio 1919 gli viene conferita la Croce di guerra «per ottimi servizi, per attività incessante, alto spirito di sacrificio, energia come tenente di artiglieria«. Il 15 ottobre 1923 sposa Maria Tessarotto, figlia di un’agiata famiglia borghese di Venezia, da cui avrà tre figli. Quando la famiglia si stabilisce a Roma, inizia a lavorare presso l’Intendenza di Finanza e anche presso la redazione di un giornale del sindacato dei ferroviari, diretto da Giacomo Matteotti. Ripresi gli studi su pressione della moglie, nel 1926 frequenta l’Istituto superiore “Alessandro Volta”, guadagnandosi anche una borsa di studio. L’otto luglio del 1931 si laurea presso l’Istituto Superiore di Scienze economiche e commerciali di Roma. Nel 1936 riceve il premio “Operosità scientifica”. Risale a questi anni la sua intuizione di sancire per via legislativa che «la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito costituiscono funzione di pubblico interesse». Nel 1938 vince il concorso per la cattedra di Tecnica industriale e bancaria presso l’Università di Catania e al tempo stesso diventa capo di gabinetto presso il Ministero degli Scambi e delle Valute, accettando l’incarico solo come “esperto” e quindi rifiutando di dargli un’accezione politica. Svolge il mandato con una severità eccezionale verso se stesso, i collaboratori e i dipendenti. Si trova così a dover contrastare con assoluta fermezza le spinte della speculazione sia interna che esterna, anche scontrandosi con la potentissima famiglia Petacci. Partecipa anche alla creazione dell’ICE (Istituto Commercio Internazionale). Nel 1940 diventa commissario straordinario e poi liquidatore della Banca Fondiaria, realizzando in questa veste anche una sorta di cenacolo tra i più noti protagonisti dell’economia italiana. All’indomani della Seconda guerra mondiale viene temporaneamente sospeso dall’insegnamento ed epurato per “arricchimento” ma al processo è assolto con formula piena da tutte le accuse. Negli anni Cinquanta svolge un’intensa attività accademica. Membro eletto della I Sezione del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione (dal 1954 al 1962), nel 1961 gli viene conferita dal Presidente della Repubblica la medaglia d’oro per la Pubblica Istruzione mentre nel 1970 è nominato Grande Ufficiale. Muore a Roma il 29 luglio 1972.

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