Calcagni rispedisce le accuse – ‘Solo falsità sul mio conto’

ARCE – «Dall’amministrazione comunale solo falsità sul mio conto, peccato non potermi appellare alla memoria dei miei interlocutori».
L’ex assessore al Lavori Pubblici respinge le accuse rivoltegli dagli ex compagni di giunta e ribadisce le accuse sulla politica scellerata su spese superflue.
«Un proverbio popolare in dialetto arcese – esordisce Calcagni – dice che “cento niente uccisero l’asino”. Questo per ribadire al sindaco e compagni che non possono chiedere grandi sacrifici ai cittadini e poi sperperare i soldi che vengono chiesti loro. Valutazioni comunque che saranno fatte dagli arcesi stessi e che non necessitano di ulteriori chiarimenti. Occorre invece precisare, stante l’amnesia, che non mi sono dismesso ma sono stato revocato dalla carica di assessore. Inoltre, le affermazioni sulle migliaia di euro che avrei fatto spendere per un ulteriore dirigente tecnico non rispondono a verità. Considerato che non posso appellarmi alla memoria dei miei interlocutori – ha spiegato il consigliere di opposizione – devo ricordare loro che avevo previsto la presenza di due dirigenti tecnici, uno per i lavori pubblici e uno per l’urbanistica, entrambi part-time che avrebbero avuto lo stesso costo del full-time successivamente incaricato e oggi in carica. Credo che due persone sarebbero riuscite a svolgere più serenamente, e certamente con risultati completamente diversi, l’enorme mole di lavoro che grava sull’attuale singolo dirigente. Immagino che con lo sdoppiamento degli uffici, allo stesso costo, si sarebbe avuto un risultato diverso per la rotatoria, agli alloggi Ater, il palazzo di vetro, il piano parcheggi, le autorizzazioni per l’edilizia privata, ecc. Non credo che sarebbero stati denunciati diversi cittadini arcesi del centro storico colpevoli di essere gestiti da una struttura che non è stata in grado di identificare i legittimi proprietari di immobili fatiscenti. Infine – ha concluso – voglio mettere a conoscenza l’amministrazione comunale che il sottoscritto non percepisce alcun compenso per l’attività che svolge alla Regione Lazio e non debbo sentirmi in colpa se altre persone non hanno accesso a ruoli di dirigenza di aziende regionali».

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