Colantonio sbatte i pugni – Il consigliere vuole tutelare la cittadinanza

Rette del nido, non si placa la polemica. Nuova puntata della querelle che sta infiammando la politica arcese. Il canone mensile da sostenere per la fruizione del servizio, infatti, non va proprio giù al consigliere di opposizione Vincenzo Colantonio che, non soddisfatto delle giustificazioni del vicesindaco e assessore al ramo Gianfranco Germani, rincara la dose. «L’assessore ai servizi sociali dice due cose: che i costi dell’asilo nido sono alti e che non possono ricadere sulla comunità, ritenendo così di rispondere alle mie considerazioni – dice Colantonio -. E’ solo un tentativo grossolano di svincolare e di giustificare scelte che porteranno probabilmente alla chiusura definitiva della struttura. Io non ho mai detto che i suoi costi debbano ricadere sulla comunità, anzi è vero il contrario – dice ancora il leader di “Prima degli ultimi” -. Sulla collettività dovrebbero ricadere solo le agevolazioni e le detrazioni che si dovrebbero dare a chi non può permettersi il costo completo. Ricordo all’assessore che anche il contributo regionale richiesto, o in procinto di esserlo, è un costo per la collettività e che, qualora non venisse utilizzato per creare un sistema di detrazioni in base al reddito, non avrebbe motivo di esistere. In quanto agli alti costi, ritengo che siano così perché si è scelto di non reinserire nell’organico il personale che già ne faceva parte, che sono dipendenti comunali e che quindi non sono un costo aggiuntivo ma che stanno già nel bilancio e che fanno parte dei trasferimenti dello Stato. Con il risparmio che si sarebbe ottenuto reimpiegando almeno tre delle persone che già c’erano si poteva creare un sistema di sgravi legato al reddito e permettere quindi di dare accesso a tutti a questo servizio. Ricordando sempre che l’asilo nido, come ogni tipo di struttura aggregativa , non è un “parcheggio a richiesta” dove portare i bambini quando si è impegnati, ma un luogo dove possono interagire con i coetanei e crescere meglio, semplicemente perché stanno insieme. Poi è ora di finirla con la storia che questa struttura ha costi esorbitanti: gli asili nido hanno tutti gli stessi costi perché sia i costi del personale che la loro quantità è stabilita per legge. Quello di Arce costa come quello di Ceprano, di Roma e di qualsiasi altro posto. Solo le rette di Arce sono inspiegabilmente più alte – si legge nella nota -. In quanto alla mia volubilità è cosa nota ma, in questo caso, è cambiato il tipo di azione politica dell’amministrazione. Io ho sempre pensato che la tutela delle categorie a più basso reddito dovrebbe essere la caratteristica primaria di ogni amministrazione; e questo è accaduto fin quando ho fatto l’amministratore. Oggi purtroppo c’è un nuovo corso e ne prendo semplicemente atto. La questione – conclude nel suo intervento Vincenzo Colantonio – è che quando si è deciso di realizzare questa struttura l’amministrazione pensava ad un progetto innovativo per soddisfare un bisogno delle famiglie e per dare un punto di aggregazione ai bambini che non hanno ancora l’età per la scuola materna, oggi sembra che si sia persa questa esigenza e sembrano prevalere altre necessità collaterali, più che il servizio in se».

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