Come proteggersi dal freddo – Dal Ministero della Salute

Il freddo eccessivo, come quello che registriamo in questo periodo, rappresenta una minaccia soprattutto per la salute degli anziani, dei bambini molto piccoli, delle persone affette da malattie croniche e dei poveri senza tetto.
Anche le persone giovani in apparente benessere possono subire conseguenze sulla salute, a volte gravi, se esposte a valori di temperatura eccessivamente bassi.

Un’ondata di freddo intenso può provocare:

•patologie acute da freddo: geloni, congelamento, ipotermia, lesioni gravi o anche mortali; si   
 verificano raramente, in particolare quando la temperatura è inferiore a –5°C e/o in presenza di  
 venti  gelidi
•aggravamento di patologie croniche, specialmente cardiopatie e broncopatie croniche. Recenti 
 studi evidenziano anche un sensibile effetto del freddo sulla riacutizzazione della 
 sintomatologia nei soggetti affetti da alcune malattie reumatiche
•aumento del rischio di incidenti domestici, anche mortali, causati dal cattivo funzionamento
 o la scarsa manutenzione di impianti di riscaldamento ed elettrici (es. intossicazioni da
 monossido di carbonio, folgorazioni). Le temperature rigide, soprattutto se accompagnate
 da venti gelidi, possono causare geloni, forme lievi o raramente gravi di congelamento e
 ipotermia  o  assideramento.
•Geloni
Sono lesioni della cute reversibili, compaiono se la parte esposta è umida o bagnata o c’è vento forte. E’colpita soprattutto la cute delle dita, che si presenta bianca o giallo-grigia e può essere presente una sensazione di intorpidimento e prurito delle zone interessate, spesso non si avverte dolore, ma nei casi più gravi, le zone colpite possono gonfiarsi, arrossarsi e coprirsi di vescicole.
E’ opportuno consultare il proprio medico curante.

Congelamento

Nelle forme lievi: la parte colpita non duole e presenta una colorazione bianco-grigiasta. In questo caso, basta riscaldare la parte colpita anche soltanto massaggiandola e alitandovi sopra.
Nelle forme più gravi, sono colpite le cellule dei tessuti che nei casi più gravi possono andare in contro a necrosi. Le zone più colpite sono quelle meno irrorate e più esposte come: mani, piedi, talloni, lobi auricolari, naso, guance, mento. Sono condizioni rare, si possono verificare nei soggetti che trascorrono la notte all’aperto o in alta montagna.
Le cause più frequenti del congelamento, sono oltre che le basse temperature, anche la presenza di vento forte e umidità relativa molto elevata. Il rischio diventa reale di fronte ad un’improvvisa bufera di vento o di neve, con umidità ai limiti di saturazione, specie se non si indossano indumenti adatti.
Episodi gravi di congelamento possono verificarsi anche a seguito di immersioni in acque gelate. I segni iniziali di congelamento sono spesso lievi: cute pallida, fredda, edematosa, successivamente diventa arrossata fino a divenire cianotica e dolente, con comparsa di bolle e se l’esposizione al freddo persiste si ha comparsa di piccole zone di gangrena, fino al congelamento generale che interessa tutto l’organismo.
La persona va soccorsa prontamente per evitare conseguenze più gravi dell’assideramento.

Ipotermia o assideramento

Se la temperatura corporea scende al di sotto di 35°C le funzioni vitali non possono più considerarsi efficienti. L’ipotermia è una situazione pericolosa perché i sintomi compaiono progressivamente.
E’ opportuno riconoscere tempestivamente i primi segnali di ipotermia: parlare a scatti, difficoltà di deambulazione, tendenza ad inciampare, confusione mentale, perdita di coordinamento degli arti, sensazione di affaticamento e di freddo, tensione muscolare e nei casi più gravi: perdita dei sensi ed infine coma.
Se si è in alta montagna, in attesa dell’arrivo dei soccorsi possono essere molto utili massaggi leggeri sulla superficie corporea e se è possibile mettere la persona a riparo dal freddo e dal vento e coprirla con indumenti caldi e coperte, somministrare abbondanti liquidi caldi, come tè e caffè allungato, brodo vegetale. Evitare la somministrazione di bevande alcoliche.

 

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