Dipendenti pronti alla rivolta – Il personale punta il dito ma l’Amministrazione si chiama fuori dall’impasse

ARCE – Una soluzione semplice per «uscire dalla nebbia delle confuse deduzioni del Nucleo di Valutazione».
Sembra ancora lontana la soluzione alla vertenza che in questi giorni sta surriscaldando il clima all’interno del Comune di Arce. Il sindaco Roberto Simonelli ha chiamato fuori dalla contesa l’amministrazione comunale ed ogni possibile coinvolgimento politico nell’impasse. I dipendenti, dal canto loro, con un nuovo comunicato, fanno il punto della situazione ribadendo le loro ragioni e la necessità che si applichi l’accordo raggiunto nel dicembre scorso.
«Erano in tre e si doveva eseguire un lavoro – si apre ironica la nota – il più forte decise che avrebbe diretto l’esecuzione; il più furbo che avrebbe controllato il buon esito dell’operazione e al più debole non rimase altro che lavorare. Spesso – scrivono i lavoratori – nei piccoli enti l’organizzazione del lavoro si basa su simili presupposti. Procedendo dal generale al particolare, si può facilmente desumere che il Comune di Arce, che invece di avere 58 dipendenti previsti dalla pianta organica ne ha solo 26, di cui 9 part-time, si trova in un ormai patologico stato di sofferenza. Quotidianamente si provvede ad aggravare questa situazione grazie ad uffici e strutture sempre più inadeguate e non conformi alle più basilari norme di sicurezza ed alla totale impossibilità di organizzare il lavoro data dal sommarsi della scarsità dei dipendenti alla necessità di soddisfare improvvise richieste degli amministratori. Questi ultimi, infatti, hanno deciso di adottare, a tale proposito, una condotta di linea di continuità con quella delle amministrazioni precedenti, dato che anch’esse primeggiavano nella capacità di fare richieste all’ultimo minuto senza preoccuparsi di creare ulteriori problemi a dipendenti che già lavorano in un contesto reso difficile da patologiche carenze sia umane che strumentali. Come se tutto ciò non bastasse, negli ultimi giorni si è acceso un dibattito circa un accordo sindacale la cui applicazione sembra incontrare notevoli difficoltà. Nel corso di tale dibattito – spiegano ancora – è emerso il tema della “valutazione della performance” dei dipendenti di cui si occupa l’art. 4 del Dlgs 150/09 il cui secondo comma prevede che: il ciclo della gestione della performance si articola nelle seguenti fasi: a) definizione e assegnazione degli obiettivi che si intendono raggiungere; b) collegamento tra obiettivi e allocazione delle risorse; c) monitoraggio in corso di esercizio e attivazione di eventuali correttivi, d) misurazione e valutazione della performance, organizzativa ed individuale; e) utilizzo dei sistemi premianti, secondo criteri di valutazione al merito. Per aiutare i membri del Nucleo di Valutazione ad uscire dalla nebbia delle loro confuse deduzioni si può suggerire l’uso di un sillogismo, elementare manifestazione della logica.
La legge 122/10 prevede che le progressioni di carriera negli anni 2011, 2012 e 2013 abbiano valore ai soli fini giuridici e non economici. Le progressioni economiche orizzontali in oggetto riguardano gli anni 2009 e 2010. Ne consegue – concludono nel comunicato – che in questi due anni non rientrano nella lettera della legge 122/10, ergo le progressioni economiche previste per quel periodo sono possibili».

17