Dna, indagati sotto esame – Il procuratore Mercore spiega perché i riscontri saranno estesi anche al brigadiere Tuzi

Sono state formalmente presentate ieri da parte dei legali degli indagati nel caso di Serena Mollicone per l’acquisizione dei campioni che serviranno alle comparazioni con le tracce trovate sul corpo della studentessa.
I cinque indagati, dunque, si sottoporranno spontaneamente e senza ricorrere a un ordine coattivo da parte della magistratura inquirente agli accertamenti che permetteranno un tempestivo avanzamento delle indagini. Il primo degli indagati ad ‘uscire di scena’ è stato il carabiniere Francesco Suprano le cui prove, confrontate con le tracce dattiloscopiche e genetiche, hanno dato esito negativo: «Sapevamo già che Suprano fosse estraneo alla vicenda ma, proprio in virtù della divisa che indossa, non volendo ostacolare in alcun modo le indagini, il nostro assistito ha deciso di sottoporsi volontariamente al test» aveva commentato l’avvocato Eduardo Rotondi, difensore insieme agli avvocati Andrea Biondi ed Emiliano Germani del carabiniere. Pronta nei suoi confronti la richiesta di archiviazione da presentare non appena le fasi processuali lo consentiranno. Ora ‘tocca’ agli altri cinque indagati: ieri in Procura i legali Pagliei e Francesco Germani si sono mostrati sereni. Hanno parlato con il Procuratore capo, Mario Mercone, Pm di questo delicato caso. Alla luce delle importanti svolte investigative rese note la scorsa settimana, dopo la chiusura dell’incidente probatorio (con una nuova impronta, forse quella ‘regina’, sullo scotch che legava Serena e due tracce sul maglione e sul pantalone arrecanti due profili di Dna misto, non appartenenti alla vittima, come dichiarato dal professor Novelli), i riscontri verranno estesi anche all’ormai scomparso brigadiere Santino Tuzi.
«Non, ovviamente, in qualità di indagato bensì per accertare – ha sottolineato il Procuratore Mario Mercone – se Serena possa aver avuto accesso, allora, alla caserma. Un elemento che potrebbe aprire nuove prospettive investigative».
L’indagine è aperta ora più che mai. Gli accertamenti vanno avanti senza sosta e, attesi i tempi tecnici, potrebbero percorrere ‘direttrici’ sin’ora impensate.
 

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