Dna, le tappe della ‘verità’ – Il 16 settembre i primi test, entro metà dicembre la relazione tecnica. Poi si torna in aula. Trenta i reperti ‘chiave’ richiesti per le comparazioni. Tutti i dettagli. La parole di Guglielmo davanti al tribunale:’spero che questa volta gli assassini vengano fuori’

Un’attesa densa e distesa quella che ha accompagnato ieri l’apertura dell’incidente probatorio per il caso di Serena Mollicone presso la Procura cassinate.
Un caso riaperto dopo dieci anni. Anni in cui il padre della studentessa di Arce non ha mai smesso di gridare a voce alta la necessità di dare un volto agli autori di un gesto tanto efferato, che non potevano e non possono restare impuniti. Anni in cui, oltre alle linee tracciate dal lavoro degli inquirenti, si sono affastellati nomi, sospetti, indizi. Una costellazione di segni e di ipotesi avvalorate da riscontri importanti o da labili supposizioni. Un fil rouge che comunque non ha fatto mai calare il sipario sulla morte di Serena, neanche quando la richiesta di archiviazione (a cui il legale della famiglia Mollicone presentò una ferma opposizione) la speranza di dare un volto a quella mano assassina sembrava essere sempre più lontana. Dopo dieci anni di ‘buio’, con l’apertura dell’incidente probatorio, ora la verità sulla morte di Serena sembra farsi più vicina. Una verità agognata da tutti: dal padre Guglielmo, accompagnato ieri mattina dalla nipote, Gaia Fraioli, dai sei indagati, di cui solo tre comparsi in aula (l’ex fidanzato M.F., la madre di quest’ultimo R.P. e il militare F.S.); dagli inquirenti della Procura di Cassino che stanno lavorando con grande discrezione per chiudere il cerchio con i nuovi accertamenti tecnici e irripetibili, della famiglia del brigadiere Tuzi, che si tolse la vita dopo aver fornito importanti dichiarazioni su Serena (sebbene la versione ufficiale parlò di suicidio per ragioni sentimentali). La percezione dell’importanza dell’attesa, prima che parti offese, indagati, legali e consulenti varcassero la porta del Tribunale di Cassino per poi raggiungere l’aula al primo piano (ovviamente serrata), ha reso l’idea di quanto l’udienza di ieri abbia avuto importanza. Un’udienza tecnica (in cui il Gip Lanna ha dato l’incarico ai periti che dovranno effettuare i test del Dna comparativo), molto importante per il significato che ha assunto ben al di là dei tecnicismi.
«Un momento indubbiamente importante – ha commentato il criminologo Carmelo Lavorino, consulente della difesa dell’indagato F.S. – che ci consentirà di guardare all’aspetto oggettivo dei fatti. L’analisi che verrà condotta consentirà da una parte di avvalorare l’ipotesi di non responsabilità degli indagati (in questo caso dei S., ndr); dall’altro di giungere finalmente alla verità sul delitto Mollicone».
Dal 16 settembre prossimo in poi, data d’inizio delle operazioni peritali, verrà stabilito come procedere nella comparazione tra una ‘parte’ del materiale genetico degli indagati con quella rinvenuta sui vestiti e sul corpo di Serena. Circa una trentina quelli portati in aula in uno scatolone completamente sigillato. In quello scatolone, però, oltre ai reperti ‘attesi’, ce n’erano anche altri già usati nella fase che vide coinvolto (e scagionato) il carrozziere Belli. Oltre agli indumenti usati da Serena e già sottoposti a indagini tecniche, a finire ora tra i ‘reperti chiave’ richiesti per le comparazioni del Dna risultano essere anche il top, il maglioncino con cappuccio, i pantaloni bermuda, l’esterno dei scarponcini, del reggiseno e dei calzini accanto alla busta che avvolgeva il cranio ed i nastri adesivi. Solo l’esplorazione con le più avanzate tecniche e risorse scientifiche sui capi e sui ‘reperti chiave’ potrebbe fornire indicazioni tali da rilevare eventuali presenze di tracce genetiche sugli indumenti della vittima “collegando significativamente i soggetti cui esse appartengono – come si legge nella richiesta di incidente probatorio – alla stessa vittima, con grave inferenza ai fini dell’individuazione dei colpevoli”.
«Verranno effettuate anche analisi vegetali – ha specificato il consulente della difesa Mollicone, il generale Luciano Garofalo – importanti per le impronte digitali e per altri elementi di rilievo. Viste le possibilità tecniche di cui disponiamo, abbiamo molta speranza di addivenire alla verità. Dobbiamo dare atto all’importante lavoro della Procura di Cassino».
Il prossimo 16 settembre, dunque, l’inizio delle operazioni peritali. Poi il 16 dicembre il termine ultimo per consegnare la relazione del perito prima di tornare in aula il 2 febbraio davanti al Gip di Cassino.
Tra il corposo pool di consulenti, erano presenti: il genetista Francesco Maria Cutrupi, per la difesa di F.; il medico legale Luigi D’Ancora ed il genetista Ciro Di Nunzio per la difesa di M.; il professor Saverio Potenza e lo staff del Crescrin insieme al criminologo Lavorino per la difesa di S.; il generale Garofalo per le parti offese; nonché il perito del Gip, il professor Novelli.
Cdd

Le parole di Guglielmo davanti al Tribunale
«Spero che questa volta gli assassino vengano fuori»
Un’emozione fortissima quella provata dal padre di Serena, Guglielmo Mollicone, nel varcare nuovamente la soglia del Tribunale di Cassino.
Una “angoscia”, così definita dal maestro Guglielmo, che richiama alla mente tutte le sensazioni provate durante il processo aperto contro Belli, scagionato in tutti i gradi di giudizio.
«Mi aspettavo che venissero anche i M., avrei voluto incrociare i loro sguardi, mi è mancata anche questa volta la loro presenza – ha dichiarato Guglielmo -. Non li vedo più dal 2001. Vorrei tanto parlare con la figlia, che ho seguito per cinque anni e alla quale sono molto legato».
Una presenza non obbligatoria, secondo la legge. Un’assenza che non poteva comunque passare inosservata.
La speranza nel fondo degli occhi di papà Guglielmo si è rilevata più forte della tensione e di qualunque altro sentimento. Una speranza che non è mai venuta meno, neppure quando l’ombra dell’archiviazione si era fatta più pesante.
«Spero che questa volta gli assassini di Serena vengano fuori – ha dichiarato Guglielmo Mollicone al termine dell’udienza, sostenuto dal suo legale e da sua nipote alla ‘vigilia di un nuovo capitolo’ per il caso di Serena – e che vengano assicurati alla Giustizia. Devo ringraziare infinitamente il Procuratore capo di Cassino Mercone che ha fatto il suo dovere fino ad oggi e lo continua a fare con scrupolo e meticolosità, come avrei sperato fosse fatto dieci anni fa, ma non è mai tardi per arrivare alla verità».
Nessun commento, invece, da parte del Procuratore capo Mario Mercone sull’andamento delle indagini.
Neanche sui tempi che dipenderanno dai consulenti.
Solo una battuta. “E’ ottimista sul caso?”.
«L’ottimismo – ha risposto – è necessario nella vita. Il processo resta un fatto oggettivo».

L’amaro sfogo di Carmine Belli
Una solidarietà sincera, quella espressa da Carmine Belli al papà di Serena Mollicone.
«Sono anch’io un padre».
Ha affermato Belli in un’intervista in esclusiva al programma Rai “Estate in diretta”.
«Continua a combattere per tua figlia» è il messaggio lanciato al maestro Mollicone dal carrozziere di Arce, scagionato in ogni grado di giudizio per la morte della giovane Serena.
«Guglielmo puoi cercarmi se hai bisogno, sai dove abito».
Poi il ricordo amaro dei lunghi mesi di carcere: «Piangevo sempre, ero solo. Pensavo alla bambina, alla famiglia – continua Belli – e sono andato sempre avanti pensando a mia figlia. Oggi alal Giustizia non credo, quello che hanno trovato oggi, c’era anche dieci anni fa. Le prove erano compatibili con le mie? No. Perché mi avete fatto questo? Sono padre anch’io – ha aggiunto – ed ho perso una figlia a 7 anni. So che cosa significa, qual è il dolore. Vai avanti Guglielmo».

Tranquillità e fiducia espressa dai legali
Il ‘consenso all’estrazione’ è stata data ‘formalmente’ solo dagli indagati presenti. Da M.F. e R.P., assistiti dall’avvocato Armando Pagliei. Da F.S., assistito dagli avvocati Emiliano Germani ed Eduardo Rotondi, prima di allontanarsi dall’aula. Ma anche gli altri indagati (F.M., il figlio M. e la moglie M.), attraverso il loro legale, l’avvocato Francesco Germani, hanno annunciato la loro volontà nel prestare il consenso per l’estrazione del Dna da comparare con quello prelevato sui reperti. Reperti sigillati, “molti” secondo l’avvocato Pagliei. Tutti, ora, in disponibilità del perito del Gip, che verranno aperti solo alla presenza dei consulenti, secondo le modalità che verranno stabilite il prossimo 16 settembre.
«Tutto come previsto, il giudice ha affidato al consulente nominato il quesito sull’accertamento del Dna. Massima la fiducia espressa dai miei assistiti – ha ribadito l’avvocato Francesco germani, difensore dei M. – nell’accertamento irripetibile. Anzi, i miei assistiti hanno sperato che le operazioni tecniche iniziassero prima della data fissata al 16 settembre».
Massima tranquillità e fiducia quella espressa anche dai legali degli altri indagati.
«Dobbiamo attendere gli esiti degli accertamenti – ha dichiarato il legale della famiglia Mollicone, Dario De Santis – ma siamo soddisfatti per le indagini della Procura che abbiamo voluto far riaprire con grande forza».

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