‘Emergenza Educativa’ – Interessantissimo incontro dedicato alle famiglie ed alle giovani coppie tenuto da don Giuseppe Roggia dell’Università Pontificia Salesiana

ARCE – Sabato 25 febbraio si è svolto, presso la chiesa parrocchiale SS Pietro e Paolo di Arce, un’incontro dedicato alle famiglie ed alle giovani coppie intitolato “Emergenza Educativa” durante il quale è intervenuto Don Giuseppe Roggia, professore presso l’Università Pontificia Salesiana.
Nella sua esposizione, il sacerdote salesiano, ha fatto un’accurata analisi della situazione sociale e della Chiesa sottolineando che nell’era di cambiamento epocale che stiamo vivendo non ci sono solo sofferenze e frustrazioni, ma anche embrioni di speranza che illuminano il futuro.
Don Giuseppe Roggia ha poi guidato i presenti attraverso una chiara riflessione sul tema principale dell’incontro: l’educazione. Educazione che si fa problema non sull’importanza, che nessuno mette in discussione, ma sul come: com’è possibile educare oggi in famiglia? A scuola, nella comunità ecclesiale? Com’è possibile educare la coscienza? Siamo nell’era Postmoderna caratterizzata dalla rapida evoluzione tecnologica e dalla generalizzata disillusione ideologica. Un’epoca frammentaria, in cui tutto è fluido, anche la cultura e non sembra esserci spazio per giudizi fermi. Vige il rifiuto della totalità del sistema, per cui, in un difficile equilibrio tra individualismo e valori oggettivi, franano le ideologie, la fede, l’appartenenza e prevale invece la funzionalità tecnica, il trionfo del saper fare sul saper pensare. Le tradizionali conoscenze filosofiche e storiche, le varie metodologie pedagogiche un tempo giudicate dogmatiche, indiscutibili, oggi risultano obsolete, inadatte ad interpretare la realtà o, in alcuni casi, anch’esse tendenti al relativismo.
La destrutturazione postmoderna, tuttavia, offre anche preziosi spunti di analisi che conducono verso esiti tanto inaspettati quanto positivi; infatti, nonostante la negazione della totalità, ognuno deve pur costruirsi una qualche bussola per orientarsi nella propria esistenza, e allora cresce il rispetto per il modo in cui ciascuno costruisce scale valoriali in base alla propria esperienza.
Tutto questo, la spinta al relativismo, lo sgretolarsi del “terrapieno sociale”  (famiglia, scuola, Chiesa) in passato ben saldo, si ripercuote sulla capacità educativa nei confronti dei ragazzi che non sono “zucche vuote”, ma rimangono portatori di grandi valori che, tuttavia, non vogliono come qualcosa di imposto, ma di scelto. Hanno bisogno di tracce da seguire, più che di obblighi da assolvere. Esiste dunque un sottobosco interessante di rinascita, che non emerge ancora ma che lascia ben sperare per il futuro.
Abbiamo quindi due quadri davanti a noi: se ci si ferma a quello più immediato la tendenza è ad arrendersi, rinunciando ad educare. Se, invece, si riesce a guardare oltre si può recuperare il coraggio di credere nell’educazione come un grande tesoro. Per farlo, però, si deve collaborare per ricostruire il terrapieno sociale che in passato dava la sicurezza di base per una buona crescita della persona. Infatti la famiglia, la scuola, la Chiesa da sole sono fragili. La prima cosa da fare, allora, è ricostruire questo tessuto sociale, questo terrapieno di solidità . Ma non ce la farà né la famiglia da sola; né la scuola da sola; né la Chiesa. E’ finito il tempo dei parallelismi. O si collabora insieme o non si costruisce più nulla di solido, perché la promozione della vita nella libertà esige un’educazione integrale di tutte le dimensioni.

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