Fondi revocati: è rischio dissesto – Il Comune dovrà ridare oltre 800mila euro. Calcagni: graveranno sulle tasche dei cittadini. ‘Erogazione è viziata “ab origine”‘

ARCE – La Regione Lazio revoca il finanziamento erogato sul palazzo di vetro.
Il comune di Arce dovrà rimborsare gli 818.645,69 euro ricevuti per l’opera, con il concreto rischio che tale restituzione possa avviare l’ente verso il dissesto finanziario.
Clamoroso epilogo sul centro polifunzionale di piazza Umberto I. In una delle ultime riunioni della giunta Polverini, quella dell’11 settembre scorso, l’esecutivo ha annullato in autotutela la delibera n. 1203/2003 con la quale si concedeva un finanziamento al Comune di Arce di 1.093.755,98 euro per la realizzazione dell’edificio denominato “Centro gestionale Valle del Liri”. Una doccia fredda per l’amministrazione comunale del sindaco Roberto Simonelli, che probabilmente proprio in questi giorni riceverà la notifica dell’atto regionale. L’area “Valorizzazione del territorio e del patrimonio culturale”, che ha proposto la deliberazione, ha spiegato come l’opera non possa essere beneficiaria del finanziamento.
«Il Comune di Arce – si legge nelle premesse della delibera – a seguito della condotta criminosa posta in essere, è stato beneficiario di un cospicuo finanziamento regionale. Detto finanziamento – si legge ancora – è viziato “ab origine” dalla mancanza di alcuni requisiti di ammissibilità dei progetti (proprietà in capo al Comune di Arce dell’area su cui doveva essere realizzato il centro gestionale; mancata redazione degli elaborati progettuali), che, se non fosse intervenuta la falsa attestazione da parte dei condannati, avrebbe comportato il rigetto della domanda di finanziamento dell’intervento».
Un provvedimento che ora farà discutere parecchio e che apre tutta una serie di problematiche di natura politica, amministrativa e contabile.
Secondo l’ex assessore ai Lavori pubblici Emanuele Calcagni l’amministrazione ha gestito male l’intera vicenda, ha tradito la cittadinanza secondo quanto aveva promesso in campagna elettorale e non ha fatto nulla per impedire la decisione della giunta regionale, che ora rischia di assumere per gli arcesi i connotati della beffa.
«Sono rammaricato – afferma Calcagni – per non aver fatto di più, sono incavolato perché non mi hanno fatto agire come avrei voluto e sono adirato perché non ho avuto supporto dai miei colleghi per una cosa così importante. Per alcuni – ha aggiunto – sarebbe stata bellissima, per alcuni orrenda, per altri utilissima e per altri inservibile, ma l’unica cosa certa è che è lì, uno “scheletro” sul balcone più bello del nostro paese. Credo che sia superfluo valutare quale sia stato l’operato di questa amministrazione, di fronte al drammatico epilogo, però rimango tradito, come lo sono molti dei votanti, da come si è agito. Abbiamo impostato – fa notare ancora l’ex assessore – la campagna elettorale sulla trasparenza, abbiamo detto che si sarebbe deciso con la cittadinanza cosa fare per il palazzo di vetro e, invece, nemmeno dopo la comunicazione della volontà di revocare i fondi e la richiesta di far conoscere i propri propositi si è detta una sola parola “in pubblica piazza”. Alla fine della storia – ha concluso Calcagni – resta il fatto che lo “scheletro” rimarrà lì solo per essere ammirato al costo di 800 mila euro, somma che il Comune di Arce dovrà restituire e che difficilmente addebiterà a qualcuno, che non sia il semplice cittadino».
 

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