Imu e raccolta porta a porta, due mannaie per gli emigrati – L’appello dei residenti fuori paese agli amministratori

ARCE – «Noi figli d’Arce, svantaggiati dall’Imu e raccolta porta a porta».
Sono in tanti, forse diverse decine di centinaia. Cittadini originari di Arce, paese dove sono nati o nel quale hanno trascorso l’infanzia, che per le vicissitudini della vita (soprattutto quelle legate al lavoro) sono stati costretti a stare lontano dalla terra natia.
Non parliamo di vera  propria emigrazione, fenomeno molto conosciuto in alcune zone di quella che fu Terra di Lavoro, ma di un processo sociale importante che portò tante famiglie, a cavallo degli anni 60, 70 e 80, a spostarsi verso la Capitale.
Una “mini” emigrazione che solitamente vede, e oggi sempre meno, la famiglia rientrare nella propria casa del paese il venerdì sera, per poi tornare nell’appartamento di città la domenica o al massimo lunedì mattina, Un’intera vita passata tra due realtà, con il sogno di tornare definitivamente a stare tra la propria gente. La speranza, però, spesso si concretizza solo con l’arrivo alla pensione e, nella maggior parte dei casi, il ritorno alla casa materna o paterna avviene senza i propri figli, ormai grandi, che nelle metropoli hanno impiantato la loro vita. La vera evoluzione avviene con la scomparsa di questa generazione. Molte abitazioni passano in successione ai figli che così si ritrovano ad essere cittadini romani e proprietari, o peggio comproprietari, di immobili di un grande valore affettivo, ma non uguale a quello di mercato. Partono da qui le due storie di Antonio e Fernando che sostanzialmente chiedono, per motivi diversi, attenzione all’amministrazione comunale.

«L’Imu al 9,6 sulla seconda casa – ci dice il signor Antonio – ci penalizza fortemente. Siamo residenti altrove – spiega – ma le nostre origini sono arcesi e a questa terra siamo legati con il sangue. Tecnicamente si chiama seconda casa, ma per noi è la vera e unica abitazione, certamente non di lusso. L’amministrazione – fa notare ancora – definendo un’aliquota così alta ha mostrato poca sensibilità ad una situazione comune a tanti in paese. Mi sembra che si sia voluta fare cassa su questo tipo di immobili, creando una ampia disparita di trattamento, la stessa casa paga quasi il triplo! Sono d’accordo con chi ha manifestato pubblicamente perplessità su queste scelte – ha concluso Antonio – e chiedo che si rivedano queste decisioni che ci fanno cittadini tartassati a Roma sulla prima casa e ad Arce sulla seconda».
«Il porta a porta così come è impostato – dice invece Fernando – penalizza che torna ad Arce nel fine settimana. Non sappiamo a chi affidare la spazzatura. Il sistema ignora le esigenze di chi, pur pagando profumatamente la Tarsu, è costretto, nella migliore delle ipotesi, a riportarsi il sacchetto dei rifiuti nella città dove lavora. Senza contare poi, che dovremmo pure differenziarla e magari tornare ad Arce per esporre la pattumiera nei giorni stabiliti. Sono favorevole ad una differenziazione dei rifiuti – ha concluso Fernando – ma l’amministrazione, da me personalmente sollecitata in più occasioni, dovrebbe farsi carico di queste problematiche che sicuramente non sono un’esigenza isolata».

 

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