Intervista… a cuore aperto a Coach Luigi Pagano – L’esame del Coach della stagione appena passata

Domanda d’obbligo: che cosa è successo ai playoff?
Se permetti, non rispondo subito alla tua domanda; prima è fondamentale analizzare l’andamento dell’intero anno sportivo. Dopo un inizio difficile il rendimento della squadra è cominciato a crescere in modo esponenziale, e il punto massimo si è avuto a Roma nella partita vittoriosa contro la capolista Petriana. La domenica successiva abbiamo raggiunto la vetta della classifica, dopo una cavalcata stupenda contrassegnata da dodici vittorie consecutive. Ironia della sorte, da quel momento in poi abbiamo cominciato ad avere problemi sempre maggiori per allenarci in dieci. Quando non riuscivo a organizzare l’amichevole infrasettimanale, non giocavamo mai il cinque contro cinque. Con il passare delle settimane tutti i meccanismi del gioco di squadra si sono progressivamente ed inesorabilmente, per così dire, arrugginiti. Addirittura la settimana precedente la prima contro Alatri ci siamo allenati sempre in cinque/sei!!!

Siamo arrivati ai playoff e l’inaspettata eliminazione al primo turno…
E’ evidente che quando si perde bisogna individuare le cause o i colpevoli. Io mi assumo per intero le mie responsabilità, che si possono riassumere nel fatto di non essere stato capace di trovare soluzioni in una situazione molto, molto critica. E’ giusto che si sappia, però, che abbiamo cominciato la serie contro Alatri con Michele Guida e Santiago Boffelli fermi da oltre due settimane: Michele a causa di una fastidiosa bronchite, che lo ha fortemente debilitato, anzi ha giocato tutte le partite febbricitante; Santiago ha giocato menomato da una forte contusione all’anca, provocata di una brutta caduta in amichevole, che ne ha limitato moltissimo il rendimento soprattutto al tiro; e tutti sanno qual è stata l’importanza di Santiago per la nostra squadra. Ma non è finita qui. Nessuno sa che Donatas Jonikas in gara due (per la precisione a metà del secondo quarto) ha subito uno stiramento dietro il ginocchio destro, che non gli ha impedito di disputare una partita stratosferica ad Alatri (ricordo che ci stava regalando nel finale una soffertissima quanto meritata vittoria, ma gli…dei del basket avevano scritto un finale a noi contrario…basta rivedersi la gara in questione per farsi un’idea) ma lo ha chiaramente condizionato nella terza partita, in cui non era in condizioni di giocare. Dico tutto questo per riconoscere il giusto merito a tre grandissimi giocatori, che insieme all’inossidabile capitano Rosario Falanga e a Federico Iannarilli, Riccardo De Santis, Davide Mangiante, Gianbattista Ramundo e Paolo Cipriano (tutti molto giovani) avevano costruito un gruppo vincente. Quest’anno ho avuto la fortuna di allenare un gruppo di bravi ragazzi, seri e professionali ed è stato un vero piacere.

Al di là della sfortuna, se potessi riportare indietro le lancette del tempo, che cosa non rifaresti?
Ti dico che cosa farei. Direi ai ragazzi di difendere al limite del fallo. In tutte e tre le partite con Alatri gli arbitri hanno usato un metro diverso dalla stagione regolare, permettendo il ‘gioco duro’ – ho dichiarato che non ho visto una difesa a uomo ma una difesa sull’uomo (ne sa qualcosa Santiago!). Bravi i ragazzi di Alatri a capirlo e a sfruttare la situazione, mentre noi ci siamo innervositi e invece di adeguarci abbiamo cominciato a protestare. Il mio più grande errore è di non aver capito la situazione e non aver suggerito ai ragazzi come affrontarla.

Dai un voto alla squadra e uno all’allenatore.
Do sicuramente un voto molto alto alla squadra, un nove per la regolar season,  e un otto per le tre gare dei playoff.
A me attribuirei un sette e mezzo totale: otto per la stagione regolare e sette per i playoff.

Una domanda provocatoria. E’ vero che sei un tipo scorbutico, che non accetta le critiche?
C’è del vero in ciò che dici. Diciamo che sono un tipo sanguigno e non accetto le critiche dettate da malafede. Alla fine di tutto contano soltanto i risultati. Ognuno è padrone di leggerli come crede. Lasciamo perdere ciò che ho fatto prima, dovremmo cominciare a parlare sin dal 1980 in poi, perciò mi limito a questi ultimi quattro anni. Ho dato l’anima per far decollare questo progetto di recupero del basket a Cassino che era  praticamente scomparso. Ho fatto degli errori, ma soltanto chi lavora sbaglia e l’essere costretto, per necessità, a fare anche cose che competevano ad altri probabilmente mi ha portato a commettere qualche errore in più.
Alcuni hanno sempre sostenuto che i risultati siano venuti esclusivamente grazie al valore dei giocatori a mia disposizione. Sarà vero anche questo, ma non mi sembra che i ragazzi che ho allenato in questi anni provenissero da serie superiori o attualmente giochino in serie superiori. Credo di aver avuto sempre a disposizione roster competitivi per la categoria e di averli gestiti al meglio, e quasi sempre in situazioni di emergenza – chi nega ciò è soltanto in malafede. Il mio grandissimo rammarico è che quest’anno la squadra, a cui mancava sicuramente qualcosina per essere una delle più forti  del campionato, era una vera Squadra, con la S maiuscola, che io avrei potuto condurre a un risultato prestigioso; ma per ottenere dei risultati non si può fare a meno dell’aiuto della fortuna, che a noi ha girato le spalle.

Il tuo futuro?
Posso affermare che la mia esperienza a Cassino sia al 99% al termine e che ciò, dopo  quattro anni segnati da molte note positive e qualche episodio negativo, sia fisiologico.
E’ giusto che la Società tenti altre strade.
Per quel che mi riguarda, per certo so che continuerò a insegnare basket a grandi e piccoli, dove ancora non lo so.
In conclusione voglio salutare e ringraziare chi in questi anni è stato vicino, con sincerità, a me e alla Società

 

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