La Cultura ad Arce – E lancia una proposta alle Autorità comunali: «La vecchia palestra, attualmente in rifacimento, potrebbe diventare un auditorium per le attività culturali e ricreative»

Si parla tanto oggi di cultura ma si fa poco o niente e soprattutto manca la volontà.
A tal fine sento il dovere di far conoscere alle giovani generazioni quello che fu fatto ad Arce nell’immediato dopoguerra.
Negli anni che corrono dai primi del 1946 all’inizio degli anni ’60 fu una vera fucina di attività culturali e ricreative. Posso affermare, per averla vissuta personalmente, che quasi tutta la gioventù di quell’epoca era occupata in tali attività. Il merito va all’arciprete d’allora Mons. Antonio Marciano, originario di Colle San magno, quale novello parroco, ben coadiuvato dall’opera fattiva di altri sacerdoti locali che è doveroso ricordare, padre Antonio Cannavaciuolo, don Angelo De Santis e don Gaetano Pulcini. Tutto ciò fu fatto malgrado i tempi in cui si viveva, dove la miseria regnava sovrana, le attività lavorative erano rivolte al solo artigianato ed ai lavori nei campi, i lutti e le rovine della guerra erano ancora presenti. In tutto questo marasma la gioventù non fu abbandonata a se stessa.
La Chiesa locale di Arce diventò una vera palestra di attività culturali e ricreative. Con i pochissimi mezzi a disposizione ma con grande entusiasmo e volontà fu messa in moto una macchina poderosa, dato i tempi.
Fu creata una filodrammatica  “Fortes in fide” composta da giovani di ambo i sessi ed anche di adulti che ogni anno in occasione del carnevale metteva in scena drammi, farse ed operette con la regia  di don Antonio che oltretutto era un valente musicista, accompagnando col pianoforte tutti i pezzi musicali, ben coadiuvato da don Angelo specialmente durante le prove che si protraevano fino a tarda sera. L’organismo teatrale non si limitava a svolgere manifestazioni nella sola Arce, ma si andava spesso fuori, perché invitati, in modo particolare a Sora presso il seminario vescovile, il collegio Santa Giovanna Antida, l’ospedale civile ed anche presso le suore di Isola del Liri. Una particolare menzione e ringraziamento va dedicata alle Suore dei SS. Cuori dell’epoca in Arce ben dirette dall’allora superiora  Suor Bianca Friello che oltre ad aver messo in attività un asilo infantile avevano anche un orfanotrofio denominato “San Giuseppe”, mettevano a disposizione le loro strutture: sala per le recite e sartoria improvvisata per adattare i vestiti che all’uopo occorrevano per le varie rappresentazioni teatrali, specialmente per le ragazze.
Nello stesso periodo fu creata una squadra di calcio che portava il nome del nostro patrono “Sant’Eleuterio”. La compagine partecipava ad un campionato che ogni anno veniva organizzato dalla curia vescovile in Sora e si svolgeva nel campo di calcio del seminario. Allenatore e responsabile era don Angelo De Santis che ogni domenica, durante il campionato, accompagnava la squadra con mezzi di fortuna messi a disposizione da qualche buon parrocchiano, tenendo presente che all’epoca i mezzi di trasporto pubblici erano quasi inesistenti. Infine vi era anche una piccola orchestrina che oggi chiameremo “band” composta di sei elementi che operava durante le rappresentazioni.
Tale attività si protrassero per diversi anni con ottimi risultati. Ma tutto questo, con il passar degli anni, venne man mano scemando fino a scomparire del tutto. Le motivazioni sono tante fra cui, la mancanza di rinnovazione generazionale, la totale assenza di strutture, di volontà di entusiasmo. L’ultima recita teatrale fu rappresentata nel carnevale del 1966 con la messa in scena di uno spettacolo vario con canti e macchiette con l’accompagnamento musicale. Tale spettacolo fu tenuto nella sala parrocchiale che ora ospita la banda musicale cittadina. Mentre tutte le altre attività erano già scomparse da tempo.
Mi auguro che la cultura ad Arce riprenda a fiorire, rivolgendo questo invito a tutti quei paesani che hanno a cuore le sorti di Arce, specialmente alle Autorità Comunali. A mio modesto parere, la vecchia palestra, annessa all’edificio scolastico, potrebbe diventare un auditorium per lo svolgimento di tutte le attività culturali, impegnando così i giovani, grazie ai lavori di restauro della stessa.
 
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