La replica di Colantonio – Il comunicato integrale

La scuola, come diceva Calamandrei,  è un organo costituzionale e vitale della democrazia, rappresenta per la società quello che è il sangue per il corpo umano. La classe dirigente, non solo politica, che ne deve venire fuori deve essere rinnovata con l’afflusso degli elementi migliori di tutte le classi e di tutte le categorie. Il fondamento della democrazia è  dare ad ogni uomo degno la sua parte di sole e di dignità e per questo la scuola è fondamentale per scardinare una società che tende ad essere orizzontale, cioè  con i figli che fanno quello che facevano i genitori.

La scuola pubblica è il primo baluardo alla discriminazione di ogni tipo: soprattutto sociale e razziale. E’ il luogo dove si creano le possibilità anche per chi appartiene a categorie sociali svantaggiate. La scuola pubblica non è il posto dove si consacrano le differenze ma quello dove si devono sfumare di più, è il posto dove anche i figli dei contadini possono diventare ingegneri o avvocati. Questa è la scuola pubblica che hanno voluto i padri della repubblica e questa è la scuola che ogni amministratore dovrebbe salvaguardare.

Far servire un pasto caldo a due o tre bambini, mentre gli altri mangiano il panino d’ordinanza, è l’affermazione di un concetto discriminatorio che prescinde dal valore nutritivo dei pasti. E’ discriminatorio e grave perché i bambini si trovano di fronte ad una differenza di trattamento che avviene nella scuola.

E la gravità sta nel fatto che questo atto fa perdere alla scuola pubblica la sua essenza di elemento di unione tra le diverse categorie e classi sociali.

La scuola pubblica è il posto dove le differenze tra coloro “che possono” e coloro “che non possono” devono essere invisibili. Il grembiule si usa anche per questo, affinché si attenui l’istinto di ostentazione troppo presente nella società che rende, anche l’abbigliamento, elemento di divisione e di classe.

E’ triste pensare che un assessore alla pubblica istruzione non abbia chiari questi concetti.

Comunque sia il pasto servito solo a pochi bambini ha un grande valore simbolico oltre ad essere un elemento discriminante. E’ l’affermazione e la manifestazione  di un potere di classe e di casta. E’ la rappresentazione sociale che il marchese del grillo racchiude in un concetto semplice ma efficace: “io sono io e voi non siete nulla”.

Un assessore invece deve preoccuparsi di rendere i servizi disponibili a tutti e non utilizzarli in modo esclusivo.

Tentare di difendere l’assessore significa non avere a cuore gli interessi dei cittadini e i principi della Costituzione. Discutere su chi ha pagato i pasti e da dove sono partiti è inutile, se ne occuperà chi di dovere.

Se fosse stata una leggerezza ci sarebbero state le scuse immediate e tutto sarebbe finito lì. Questo non è avvenuto per cui è facile pensare che non sia una leggerezza ma il modo di vedere una società dove ognuno fa quello che può, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione.

Quella dei pasti caldi per pochi è solo l’ultima rappresentazione del potere di classe che ci ha dato questa amministrazione. Negli ultimi mesi la stragrande maggioranza dei provvedimenti presi vanno nella direzione di ampliare sempre di più il solco, che la crisi ha amplificato, tra chi ha di più e chi ha di meno.

Come dimenticare la Tari che non prevede sconti per le classi sociali a basso o nullo reddito? Oppure le rette dell’asilo nido, altissime e senza fasce di reddito?

Sono scelte politiche, discutibili anche se legittime, che non condivido e per questo motivo ho sottoscritto la mozione che chiede le dimissioni dell’assessore alla pubblica istruzione.

Qualora questo non accada avremo la certezza matematica, anche se io non  ho dubbi, che non si è trattato di un errore ma l’affermazione di un modello di società

 

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