La stangata sui tributi scatena una bagarre – Ma la maggioranza si difende: le nostre aliquote sono le più basse

ARCE – Stangata su seconde case, attività produttive e addizionale Irpef.
L’amministrazione comunale si difende: «Le nostre aliquote sono tra le più basse della provincia, abbiamo lavorato per garantire la massima equità possibile».
Il consiglio comunale di giovedì scorso, con i soli voti favorevoli della maggioranza, ha stabilito le percentuali della nuova imposta municipale. Prima casa al 3,5 per mille, seconda casa ed attività produttive al 9,6 con uno sconto su quest’ultima percentuale dell’uno per mille a quelle abitazioni occupate in comodato d’uso, fino al primo grado di parentela e se locate a canone concordato. Il comune di Arce riceverà circa trecento mila euro in meno dai trasferimenti dello Stato rispetto allo scorso anno. Un buco che non consente altre manovre se non quella di modulare un’imposizione fiscale capace di garantire l’equilibrio di bilancio. L’assessore Marco Marzilli ha cercato di spiegarlo in tutti i modi. La coperta è troppo corta e senza una gestione oculata il comune rischierebbe il dissesto con ulteriori aggravi di costi per i cittadini. La seduta si apre con una lunga serie di interrogazioni poste dalla minoranza di cui vi daremo conto nei prossimi giorni.
Al primo punto il dibattito si è acceso sulla mozione presentata dal consigliere di “Socialismo 200” proprio sull’Imu. La proposta di Nardone, in sostanza, chiede un maggiore sconto sulla prima casa con un’aliquota del 3 per mille e dell’8,6 per le restanti abitazioni. La proposta viene bocciata dalla maggioranza in quanto il gettito non sarebbe sufficiente a coprire le spese correnti. Poi l’assise affronta l’aumento dell’uno per mille dell’addizionale comunale Irpef che passa dallo 0,7 allo 0,8 per mille. Il gettito stimato per le casse comunali da questo aumento è di circa centomila euro.
I gruppi consiliari di opposizione contestano le nuove aliquote. Marcello Marzilli ed Emanuele Calcagni sostengono che in un momento come questo non è possibile aumentare le tasse.
«Chiediamo – ha detto l’ex assessore – che si taglino le spese, non si aumenti l’Irpef e che l’aliquota Imu sulla prima casa venga totalmente azzerata, così come sta avvenendo in molti comuni italiani. Per le seconde abitazioni si fissi la percentuale al minimo editale. In sede di approvazione di bilancio – ha concluso Marzilli – indicheremo anche dove andare a reperire le somme a copertura».
«Siamo di fronte ad un divario troppo grande». Ha detto invece l’ex sindaco Gino Germani oggi consigliere d’opposizione. «Facendo due conti – ha detto – una casa tipo, così come ce ne sono molte qui ad Arce, andrà a pagare come prima casa circa 130 euro salvo ulteriori detrazioni. La stessa casa, ma dichiarata come seconda abitazione, può arrivare a pagare oltre le ottocento euro».
«Siamo chiamati a fare dei forti sacrifici – ha detto invece il primo cittadino – e nessuno di noi pensava di dover arrivare a tanto. Ma è necessario essere chiari: il consiglio comunale non legifera e queste tasse ci sono state imposte dall’alto. E’ facile oggi fare del populismo o incantare i cittadini dicendo che bisogna eliminare le aliquote. Sappiamo tutti che non può essere così e mi meraviglio che certe proposte arrivino da chi ha amministrato per lunghi anni. E’ necessario – ha concluso Simonelli – un grande senso di responsabilità e questa amministrazione lo sta dimostrando con i fatti».

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