Le ‘anomalie’ della Saf – Troppe le disfunzioni della gestione del ciclo dei rifiuti urbani

Non si spegne il focolaio di indagini sulla Società Ambiente Frosinone. I bilanci, l’utilizzo dei fondi pubblici sarebbero nel mirino della Guardia di Finanza, ma accanto al filone giudiziario che sta investendo l’impianto di Colfelice, si apre un altro filone di carattere puramente amministrativo. I 91 comuni della provincia di Frosinone, soci alla pari delle azioni della società, hanno il compito di verificare la corretta gestione del ciclo dei rifiuti e la vicenda assume un valore diverso. Sollecitati dal vicepresidente dell’amministrazione provinciale, Fabio De Angelis, i sindaci dei Comuni hanno il dovere di controllare e coordinare e per questo sono stati convocati in un incontro pubblico in Provincia. Le disfunzioni dello stabilimento di Colfelice stanno emergendo a chiare lettere e viaggiano su un percorso indipendente dall’indagine in corso. Appena ricevuta la delega all’ambiente De Angelis ha messo mano alle carte per andare a fondo nell’affare rifiuti Le scoperte sono state sorprendenti: l’impianto di Colfelice avrebbe sulla carta la funzione di preselezione e compostaggio dei rifiuti inviati dai 91 comuni della provincia. All’interno dello stabilimento dovrebbe avvenire la differenzazione dei rifiuti, in prima battuta la divisione tra parte secca e parte umida che non raggiunge i livelli previsti. Il vicepresidente Fabio De Angelis sottolinea: «Finora l’amministrazione provinciale per le sue competenze ma anche e soprattutto i Comuni hanno abdicato al loro ruolo di controllo sulla Saf e sull’impianto di Colfelice. Ho partecipato da spettatore ad alcune assemblee dei soci e mai si è affrontato un dibattito approfondito sul finanziamento dell’impianto e sui bilanci. Nonostante la gestione dell’impianto sia stata più volte al centro di inchieste tutto è rimasto immutato per dieci anni. Tutti sanno che per arrivare a risultati concreti di recupero e rendere residuale il ricorso alla discarica è indispensabile procedere non solo alla raccolta differenziata ma soprattutto alla ricollocazione dei materiali “salvati”. Per fare questo servono impianti efficienti e gestiti da tecnici in grado di avviare un’attività industriale del riciclo».

 
26