L’uomo contro i virus – Casi di AIDS in Italia – Rubrica a cura del Dott. Antonio Santoro (Specialista in anestesia e rianimazione cardiologica)

Totale casi 38.418

Maschi 30.000(78%)
Femmine 8.300(21.7%)
Deceduti 26.131(68%)

La regione più colpita in Italia è la Lombardia, quella meno colpita è il Molise.

In Italia, come altrove, all’inizio l’infezione si è propagata all’interno di una popolazione serbatoio caratterizzata da determinati comportamenti a rischio: tossicodipendenza (60%) e omosessualità (30%).
Ma attualmente questo modello epidemiologico è del tutto superato, ormai l’AIDS è un pericolo per chiunque, poiché ogni categoria di persone è potenzialmente esposta al contagio, che oggi colpisce maggiormente gli eterosessuali e le donne.
Una realtà a parte è il mondo carcerario.
E’ un fatto che i detenuti utilizzando le poche siringhe che si sono procurati di nascosto formeranno una catena ad alto rischio: è sufficiente che, uno di loro, sia sieropositivo; simile pericolo per l’eventualità di rapporti omosessuali in cella.
D’altra parte, se l’amministrazione carceraria fornisse loro siringhe sterili o preservativi ciò implicherebbe implicitamente un comportamento illegale, e non offrendoli, si perpetua un focolaio di rischio nascosto.
Infine qualcosa sta cominciando a cambiare, poiché la prevenzione e le ultime terapie danno i loro risultati.
Il 1996 è il primo anno in cui le statistiche hanno rilevato una diminuzione del numero dei nuovi malati. Questo non significa che l’AIDS diminuisce in termini assoluti, ma solo che la sua diffusione è un po’ meno veloce.
Parallelamente si sono ridotte le denunce di morte grazie all’uso di farmaci che, se non guariscono, prolungano la vita del malato.

 

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