L’uomo contro i virus – Epidemiologia HIV – Rubrica a cura del Dott. Antonio Santoro (Specialista in anestesia e rianimazione cardiologica)

Anche il virus Hiv, come Ebola, è comparso sotto forma di zoonosi, ovvero per molto tempo è stato ospite inoffensivo di un animale, il macaco verde dell’Africa centrale.
L’improvvisa trasmissione dal macaco all’uomo è stata attribuita al morso della scimmia, o all’averne mangiato la carne cruda, o alle perversione sessuale nota come zoofilia. Questa modalità, apparentemente stravagante, in realtà non è molto originale, anzi, ripete ciò che era successo per altre zoonosi: la più celebre la sifilide, il cui germe era passato dal "serbatoio biologico" all’uomo attraverso le eccentriche pratiche sessuali dei pastori Incas, poi i conquistadores l’avevano portata in Europa.
Così è accaduto per la diffusione dell’Hiv, che si è trasmesso da alcune etnie al resto del mondo passando da individuo in individuo attraverso il rapporto sessuale e/o per via ematica.
Resta leggendario il "paziente zero" uno stewart canadese che pare che abbia importato tra i primi la sindrome in occidente e che prima di morire, nel 1984, infettò deliberatamente 40 partners omosessuali.
I primi casi di AIDS si fanno risalire alla metà degli anni ‘70 e il primo in Italia a Milano nel 1982. Attualmente in tutto il mondo siamo a circa 25 milioni di sieropositivi e se ne prevedono circa 30 milioni nel 2000.
I dati di questo quarto di secolo sono molto significativi. Come primum movens c’è l’assioma che le popolazioni più vulnerabili del contagio sono i paesi in via di sviluppo dotati di strutture sanitarie obsolete; il sud-est asiatico, sta superando anche l’Africa nera a causa della proliferazione indiscriminata del "turismo sessuale" proveniente dalle nazioni occidentali.
E’ anche evidente che le campagne di informazione e prevenzione, laddove sono state realizzate, per quanto imperfette e lacunose hanno avuto effetti tutt’altro che trascurabili nel "bonificare" i comportamenti a rischio.
Oggi, i mezzi di informazione concedono uno spazio irrisorio alla situazione esplosiva dell’epidemia in alcuni paesi in via di sviluppo. All’opposto per quanto riguarda l’occidente, definizioni isteriche come "peste del ventesimo secolo", "flagello di Dio", sono ridimensionate dal paragone con altre epidemie storiche: per citarne solo qualcuna, la peste del 1348 e quella descritta dal Manzoni nei "Promessi sposi" del 1630 sterminarono la metà della popolazione di alcune regione europee; una banale epidemia influenzale, naturalmente virale, la "spagnola" del 1923 fece 20 milioni di vittime in Europa, così come il semplice raffreddore annientò la metà della popolazione Pellerossa.
Attualmente, fra le malattie trasmesse dal rapporto sessuale e con l’uso di droghe per via endovenosa, l’AIDS viene solo al 3° posto, dopo la sifilide e l’epatite virale. Malgrado ciò, la sindrome è la prima causa di morte fra i giovani tra 15 e 25 anni, che sono la metà di tutti i malati attuali precedendo la mortalità per droga e quella causata dagli incidenti stradali.

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