L’uomo contro i virus – Terapia e Conclusioni – Rubrica a cura del Dott. Antonio Santoro (Specialista in anestesia e rianimazione cardiologica)

Per nessun’altra malattia si investe nella ricerca scientifica quanto per l’AIDS, nemmeno per il cancro o per le malattie cardiovascolari, e questo primato mondiale sta dando ormai risultati realmente interessanti.
Beninteso, nessun farmaco oggi disponibile è capace di eradicare realmente il virus, quindi, l’obiettivo realistico non è affatto la guarigione, ma la cronicizzazione della presenza di questo aggressore, reso innocuo.
In un certo senso il sieropositivo diventa simile ad un diabetico: una persona che resta tale per tutta la vita, ma che deve usare quotidianamente dei farmaci che gli garantiscano uno stazionario benessere; nel caso dell’AIDS, si tratta di un cocktail molto complesso, articolato in circa 15 diverse somministrazioni ogni giorno, ma questa è un’altra storia. Accennerò solamente a questi farmaci: gli inibitori della trascriptasi inversa. In pratica, impediscono al virus già penetrato nella cellula di riprodurre il proprio codice genetico, impedendo la fusione dell’ RNA virale nel DNA del linfocita della cellula.
Il famoso AZT in commercio dal 1989: la zidovudina, appartiene a questa categoria, e poi farmaci in via di sperimentazione: inibitori della proteasi ed altri.
La vera speranza del futuro per combattere l’HIV rimane il vaccino: il virus HIV è un grande trasformista e prima o poi trova il modo di scavalcare gli ostacoli farmacologici opposti al suo metabolismo, e in questo consiste il limite d’azione dei farmaci finora conosciuti.
Per le stesso motivo le prospettive di approntare un vaccino efficace sono scarse, inferiori a quelle relative ai farmaci curativi, contrariamente a quello che molti sperano.
Sono totalmente infondate le ricorrenti dicerie di pazienti guariti dalla sindrome (come il famoso giocatore di basket Magic Johnson): in loro l’HIV, spazzato via dal sangue circolante, è comunque in agguato nei linfonodi o annidato in santuari, come il tratto genitale, da dove può sempre ripartire all’attacco.
Una novità interessante potrebbe essere la disponibilità di antivirali in forma di gel vaginali; se ne comincia a parlare adesso e si spera di bonificare in parte il contagio sessuale.
I ministeri della Sanità di tutto il mondo, o quasi, da circa 10 anni hanno pianificato la prevenzione dal contagio attraverso due cardini fondamentali: 1) l’uso del profilattico, la cui sicurezza rimane assoluta, ammesso che non si rompa (Una curiosità: attualmente ne sono stati venduti ogni anno nel mondo 2,8 miliardi, 110 milioni in Italia); 2) l’astinenza sessuale (o per lo meno il messaggio è indirizzato all’evitare la promiscuità sessuale, e i rapporti sessuali con persone sconosciute).

Conclusioni

L’uomo, nel suo desiderio di realizzare una civiltà a livello planetario, il cosiddetto "villaggio globale", con una possibilità di mettersi in contatto istantaneamente da un’estremità all’altra del mondo, magari tramite Internet, è stato superato in velocità ed efficienza dai virus, che si sono avvantaggiati dell’abbattimento delle distanze tra i popoli e le nazioni molto più di quanto abbiano fatto la cultura e il sapere realizzando una sorta di Internet biologica che sembra essere più efficiente di quella elettronico.
L’errata convinzione di poter dominare farmacologicamente qualsiasi tipo di infezione ha fatto trascurare vecchi ma efficaci metodi di mantenimento del contagio come i cordoni sanitari, le quarantene e l’abbattimento degli animali infetti.
Forse, l’uomo deve cominciare a domandarsi se la via nuova sia sempre e comunque migliore della vecchia strada.

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