Nasce il ‘bazar solidale’ – Nell’ex deposito delle Ferrovie si possono trovare vestiti, elettrodomestici e mobili

ARCE – La difficoltà delle famiglie non va in ferie.
Il centro parrocchiale per le famiglie di Arce, gestito dall’associazione di volontariato “La Lanterna”, ha organizzato in queste settimane, considerate di ferie, un nuovo spazio all’interno della struttura adiacente la stazione ferroviaria. Si tratta di una sorta di bazar della solidarietà, dove è possibile trovare gratuitamente vestiario seminuovo o comunque in buono stato di conservazione per uomo, donna e soprattutto bambino. In questo nuovo settore è possibile trovare anche dei piccoli elettrodomestici, libri e mobili di varie misure. Questo nuovo angolo è stato organizzato dal responsabile del centro, Lucio Ruscito, e dall’operatrice del servizio civile regionale, Tiziana Calcagni.
Nell’ex deposito delle Ferrovie dello Stato, ogni mese vengono distribuiti pacchi alimentari, ritirati a loro volta presso alcune fondazioni caritatevoli, e generi di prima necessità che derivano da collette promosse sul territorio. I numeri della crisi resi noti in queste settimane dai vari osservatori nazionali, trovano purtroppo riscontro anche nell’attività svolta dalla Parrocchia di Arce. Basta pensare che ad agosto le famiglie “assistite” sono state circa centosessanta (per un totale che sfiora le 550 persone), un anno fa erano appena cento. Un incremento del 60% che non riguarda soltanto il territorio comunale. Diverse, infatti, sono le famiglie in difficoltà che provengono dai comuni limitrofi sprovvisti di un centro Caritas o similare.
«Mensilmente – spiega Giuseppe Violetta presidente dell’associazione La Lanterna – registriamo sette-otto nuove famiglie che chiedono aiuto. Con il nostro “pacco” non risolviamo il problema, forse alleviamo qualche prima difficoltà. Le necessità più impellenti – aggiunge – sono legate a un lavoro che non c’è più, spesso per entrambi i coniugi. E magari in casa ci sono dei bambini. Questo il dato che balza all’occhio: aumentano le famiglie di giovani con minori che chiedono sostegno. E la situazione non riguarda soltanto gli stranieri, bensì sempre più italiani. Quello che ci tengo a precisare – ha concluso Violetta – è la modalità per poter accedere al nostro centro, che poi è una sola. Ossia rivolgersi al nostro parroco don Ruggero Martini, il quale dopo aver conosciuto la specifica realtà familiare, ci comunica, tramite un’apposita lettera, la famiglia, il numero di persone che la compongono ed un eventuale tempo di aiuto necessario».

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