Nel Dna il mistero di ogni singola posizione – Essenziale la sequenza temporale delle azioni che hanno portato al delitto

ARCE – Delitto Mollicone, i 5 indagati alla prova del Dna. L’esame permetterà di ricollocare le posizioni di ciascuna delle persone fino ad ora tutte sospettate per omicidio volontario e occultamento di cadavere.
Ad oggi, infatti, la procura di Cassino pesa con la stessa “bilancia” l’ex maresciallo, Franco Mottola, suo figlio Marco, il carabiniere Francesco Suprano, l’ex fidanzato di Serena, Michele Fioretti e la madre di quest’ultimo, Rosina Partigianoni. Pur tuttavia, pare che le situazioni dei cinque pur essendo momentaneamente assimilate nelle due accuse che hanno raggiunto tutti, indistintamente, debbano essere inquadrate nello schema temporale del delitto. Una ricostruzione possibile soltanto mediante la traccia fornita dal Dna. Ma non basta, alcune indiscrezioni lascerebbero pensare che gli inquirenti non escludano la presenza di una sesta persona che sarebbe entrata, forse marginalmente nella vicenda, motivazione per la quale non sarebbe stata raggiunta dalla prima ondata di avvisi di garanzia. Una posizione giudiziaria forse più leggera, che potrebbe basarsi su un’ipotesi di reato relativamente più “debole”. Serena è morta a causa di soffocamento e non già per il colpo ricevuto al sopracciglio. Quindi, di fatto, la persona che l’ha uccisa, ovvero colui che ha stretto il sacchetto intorno alla sua testa, e la persona che l’ha ferita, potrebbero essere diverse. Tra pochi giorni il Gip di Cassino fisserà l’udienza di incidente probatorio. Questo momento sarà il punto di non ritorno. Infatti, in questa occasione le prove a testimonianza del coinvolgimento dei cinque indagati e la “misura” in termini di gravità delle risultanza a loro carico usciranno dall’alveo del mistero per concretizzarsi in accuse precise e probabilmente eterogenee, in riferimento a ciascuno di loro. Il vuoto dei dieci anni nelle indagini sembrerebbe non aver pregiudicato nessuna delle prove. Tant’è che sono stati riesaminati gli indumenti della vittima, abiti, intimo, scarpe e persino i calzini sui quali erano ancora presenti le tracce organiche. Il balzo temporale, dunque, potrebbe essere stato utile, se non altro, al fine di disporre di tecnologie tanto avanzate da portare il giudizio al di là di ogni ragionevole dubbio.
 

18