Niente stipendio da quasi un anno. Insorgono le lavoratrici della Comunità – Situazione al limite della tollerabilità le creditrici sono state costrette a rivolgersi ad un avvocato per tutelare i propri interessi

Senza stipendio da quasi un anno: insorgono le lavoratrici ex Lsu, impiegate presso la XV Comunità Montana di Arce.
Lo sfogo è affidato ad un comunicato stampa, nel quale vengono spiegate tutte le problematiche e non viene nascosta una situazione che adesso comincia a diventare di forte disagio.
«Da ormai quasi un anno – si legge – le lavoratrici svolgono giornalmente le loro attività presso questo Ente Montano senza ricevere lo stipendio, se così può essere definito, visto che la somma mensile si aggira mediamente intorno ai seicento/settecento euro. Nonostante le ripetute richieste alla Presidenza, ad oggi non vi è alcuna certezza di avere quanto ci spetta ed i relativi arretrati».
La situazione è diventata talmente insostenibile che le lavoratrici sono state costrette a rivolgersi ad un legale per avere quanto dovuto.
«La cosa grave che si intende sottolineare – continua la nota – è il fatto di aver creato all’interno dell’Ente due categorie di lavoratrici, quelle di serie A e quelle di serie B. Infatti, mentre per il personale di ruolo non è stata mai creata difficoltà nelle retribuzioni, per le lavoratrici ex Lsu non si è mosso un dito, nonostante si sia sempre pretesa la loro puntuale attività, utilizzando le stesse ore sia per il giornaliero lavoro d’ufficio che per le operazioni di pulizia della sede, risparmiando di fatto quelle somme che un tempo venivano utilizzate per le ditte esterne. Lo scarica barile con la Regione Lazio, pretestuoso e non sostenibile, a parere delle scriventi lascia il tempo che trova, visto che in realtà le casse dell’Ente avevano la capacità di anticipare le somme rispettando il principio sacrosanto per cui chi lavora deve essere sempre pagato da colui che beneficia dell’attività lavorativa. Un postulato che dovrebbe essere valido e primeggiare negli argomento, ma che non ha trovato applicazione nella realtà. Il comportamento tenuto nei nostri confronti – concludono – ci consegna una realtà molto diversa».
Una sorta di vero e proprio ultimatum, quindi, con l’Ente chiamato adesso a regolarizzare la propria posizione nei confronti delle creditrici.

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