«No allo smembramento», il Comune e la scuola uniti – L’Istituto Giovanni Paolo II rischia il dimensionamento

ARCE – Dimensionamento scolastico, Arce ci riprova. L’istituto Comprensivo “Giovanni Paolo II – Il Grande”, che comprende le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado dei comuni di Arce, Colfelice e Roccadarce, non va smembrato. 

 

E’ questo in sostanza lo scopo delle deliberazioni adottate dalla giunta di Arce e dal Consiglio d’Istituto. Scuola e Municipio fanno fronte comune. Secondo le nuove norme dettate dalla spending review, gli istituti scolastici che non raggiungono i 600 alunni devono aggregarsi ad altre istituzioni limitrofe. In altri termini, questo significherebbe perdere l’autonomia (con i relativi organi collegiali) delle scuole dei tre paesi, la dirigenza scolastica, quella amministrativa, facendo diventare di fatto le varie sedi come strutture distaccate. La proposta del dirigente scolastico Dino Giovannone, da settembre nominato reggente dell’Istituto arcese per l’anno 2013/2014, prova a chiedere alla Regione Lazio la revisione di alcuni vincoli delle disposizioni adottate per il ridimensionamento previsto dal 2014. In particolare, Consiglio d’Istituto e Giunta, chiedono la deroga dalla norma dei 600 in considerazione del fatto che attualmente gli iscritti frequentanti sono circa 590 unità e che si prevede un aumento con il prossimo anno scolastico e sia della circostanza che uno dei comuni del Comprensivo (Roccadarce) è sede montana, con conseguente difficoltà di trasporto dovuta all’impraticabilità stradale nel periodo invernale. In subordine alla deroga, viene chiesta l’aggregazione dell’Istituto Comprensivo di Pico, che risulta sottodimensionato, a quello di Arce o ancora in alternativa l’aggregazione della sede scolastica di Strangolagalli (attualmente con Pofi ed anche questo Istituto sarebbe sottodimensionato) perché confina territorialmente con Arce. In ultima ipotesi, viene richiesto il mantenimento dello stato attuale e cioè quello di reggenza. La giunta menziona i disagi avuti dall’utenza scolastica a seguito dei lavori di messa in sicurezza dei plessi. In sostanza l’Amministrazione ammette che gli interventi predisposti sugli edifici scolastici, in quanto ritenuti pericolosi e «con gravi carenze strutturali», con le relative lungaggini di realizzazione, siano «stati elementi che sicuramente hanno portato ad una dispersione verso gli istituti limitrofi di diverse unità». Di contro sempre secondo la tesi dell’Amministrazione, ora che i lavori sono in via di ultimazione sarebbe atteso un massiccio ritorno di studenti con il conseguente raggiungimento della soglia minima richiesta dalla deliberazione regionale.
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