Notte di violenza e terrore – Malmenato anche il figlio 25enne. Indagini a tutto campo. In sei o sette si sono fatti aprire l’armadio blindato e la cassaforte: hanno rubato oro e denaro. Allarme tra cittadini ed esercenti. Un paese sotto choc ‘Abbiamo paura, non ci sentiamo sicuri’. Episodio analogo l’anno scorso in una villa di via Campanile, dove una famiglia venne tenuta in ostaggio per ore dai malviventi

ARCE – Rapina a mano armata nel cuore della notte, ferito imprenditore del paese.
Sembra si tratti di un vero e proprio commando armato quello che tra la notte di martedì e mercoledì scorso ha fatto irruzione nell’abitazione di R.D.L., imprenditore cinquantaseienne residente sulla via Casilina, ad Arce che negli ultimi tempi svolgeva, tra le altre cose, il ruolo di consulente come mediatore e conciliatore nelle Camere di Commercio.
Secondo una prima sommaria ricostruzione, la banda di malviventi si sarebbe introdotta nella palazzina a due piani di via Casilina passando dal retro. Qui, infatti, è stata trovata tagliata la rete metallica della recinzione e smontata la plafoniera del condominio adiacente, che probabilmente illuminava troppo la zona. A quanto pare i rapinatori avrebbero agito con un piano ben preciso, sapendo di poter trovare all’interno dell’abitazione denaro contante, oro e preziosi provenienti dalle attività di famiglia (in passato titolari in paese di un’avviata gioielleria) che comunque si concentrano sulla compravendita di oro e sul commercio di gioielli. I malviventi avrebbero dapprima ricercato la posizione dell’armadio blindato e di una seconda cassaforte e poi, minacciando l’uomo e suo figlio 25enne con una pistola, li avrebbero costretti ad aprirli facendosi consegnare il contenuto. Attimi concitati e di terrore nei quali il particolare accanimento dei balordi sarebbe stato causato anche dal fatto l’uomo e suo figlio non trovavano le chiavi per aprire le due casseforti. Qualcosa però sarebbe andato storto. I malviventi prima di darsi alla fuga, a bordo della macchina dell’uomo, una Renault Clio nera, avrebbero sparato al proprietario, ferendolo ad una gamba e picchiato a malo modo il giovane figlio, addirittura avvolgendogli il collo con il filo del caricabatteria del cellulare. Particolari che ora sono al centro delle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, al comando del tenente Sebastiano Maieli, che ora stanno cercando di ricostruire cosa sia accaduto in quella drammatica notte. È possibile che il colpo sia partito a seguito di un tentativo di reazione dell’uomo e del figlio o se, più semplicemente, i delinquenti intendevano ferire qualcuno per prendere tempo nella fuga. Anche perché, il numero del commando, che sembrerebbe di matrice straniera, forse albanese, sarebbe stato composto dai cinque ai sette elementi. Un numero consistente che ha richiesto senz’altro un coordinamento della banda e mezzi idonei per potersi dileguare. Intanto il 56enne è stato trasportato prima a Frosinone e nel pomeriggio di ieri a Roma, dove dovrebbe essere sottoposto a un intervento alla gamba per estrarre il proiettile. Pare, però, che i medici stiano attendendo che si riassorba un ematoma riportato alla testa. Per il figlio, invece, non sarebbe stato necessario il ricovero. Nella mattinata di ieri sono stati intensificati i controlli su tutta la zona. Nei pressi dell’abitazione, invece, sono stati eseguiti i rilievi della scientifica al fine di raccogliere più indizi possibili sull’accaduto, utili all’indagine e ad un eventuale collegamento con altri eventi simili accaduti nelle scorse settimane in Ciociaria.

ARCE – Il paese si sveglia tra incredulità e paura.
La rapina a mano armata in zona così centrale e comunque, anche di notte, abbastanza trafficata, turba i sonni di molti qui ad Arce.
La notizia dell’irruzione del commando e, soprattutto, dell’esplosione del colpo, ha gettato nello sgomento i cittadini del paese della media Valle del Liri, che ora chiedono una presenza più massiccia della Forze dell’Ordine sul territorio.
«Non ci sentiamo più sicuri». Ci ha detto una donna del posto. «Se ne sentono ormai troppe – ha ripreso – e vorremmo che certi avvenimenti non accadessero più. Vedersi nel cuore della notte minacciati con una pistola non è più classificabile come un furto di una criminalità minore. Si stanno creando delle vere e proprie bande organizzate di malviventi pronte a tutto». «Ancora una volta – ci dice invece un altro cittadino – bisogna denunciare la totale assenza di strumenti che possano prevenire certi fatti criminosi. E mi riferisco a sistemi di video sorveglianza che almeno nelle zone urbane sarebbero indispensabili». «Ho paura ad aprire e a chiudere la mia attività» Ci ha detto un’esercente di via Casilina. «Viviamo nel timore pensando inermi a quel giorno che toccherà a noi».
La memoria, inevitabilmente, corre anche ad un’altra rapina in villa, avvenuta poco più di un anno fa, nel marzo 2011, in località Campanile, dove una nota famiglia arcese venne tenuta per ore nel terrore dai malviventi. Ed ancora, qualche mese più tardi, la razzia in pieno giorno ad una gioielleria di via Casilina a due passi dai plessi scolastici.

 

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