‘Parliamo di un esigenza e non di un lusso’ – La giunta municipale non ci sta alle critiche e spiega i motivi

ARCE – «Nessuna intenzione di alterare il mercato, ma quella di proteggere un’esigenza che non è un lusso».
La giunta municipale non ci sta alle critiche del consigliere di minoranza Marcello Marzilli e spiega i motivi che hanno portato l’amministrazione a intraprendere la via di un bando per convenzionare i servizi espletati dalle agenzie funebri.
«La giunta vuole stimolare l’offerta di un prezzo calmierato» si legge in un comunicato dell’amministrazione.
«Questo – spiegano – è dimostrato dal fatto che il bando sarà libero e che tutte le agenzie avranno il diritto di accedervi. Riteniamo giusto che i funerali pagati dal Comune per le persone indigenti abbiano un prezzo calmierato come altresì riteniamo giusto che anche il resto della cittadinanza, pur non indigente ma comunque non benestante, abbia il diritto di accedere al servizio alle stesse condizioni. Vogliamo far presente che il servizio funebre non è un “lusso” ma un’esigenza indifferibile che purtroppo si manifesta in un momento di estrema debolezza delle persone. Per questo abbiamo ritenuto di avviare un canale di “protezione” soprattutto per chi non ha la forza o la capacità di confrontarsi nel libero mercato. Permettere ai cittadini di avere un servizio a costo calmierato significa speculare sul dolore? Non crediamo che i cittadini la pensino allo stesso modo. Riteniamo pretestuose le allusioni che vengono profuse a mezzo stampa, perché ogni amministrazione è tenuta a stipulare ogni tipo di convenzione se questa agevola, sia economicamente che in altro modo, il cittadino. Lo abbiamo fatto con il fotovoltaico, siamo in procinto di farlo con le onoranze funebri e stiamo valutando altre ipostesi. Va ricordato poi che, nel nostro sistema, le professioni sono regolamentate dagli ordini e spesso, per le loro caratteristiche, non possono essere ricondotte ad una prestazione standard, per cui non è possibile fare delle convenzioni. Infine – si legge in conclusione della nota – le velate ipotesi di atti di ritorsione sono sintomatiche di un modo di pensare tipico di chi le esprime, ma non ci appartengono culturalmente».

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