‘Patto di stabilità violato non equivale a dissesto’ – L’assessore Marzilli interviene sulla questione

ARCE – «La violazione del Patto di stabilità è cosa ben diversa dal dissesto finanziario».
Lo afferma l’assessore al Bilancio Marco Marzilli, che interviene sul presunto sforamento del Patto di stabilità da parte del Comune di Arce.
L’assessore, che è anche membro dell’Assemblea regionale “Anci Giovani Amministratori”, non fa cenno ai problemi che potrebbero riguardare il suo Municipio, ma rileva come la protesta dei sindaci che si è svolta nei giorni scorsi a Milano evidenzi le difficoltà di tanti enti locali e che è indispensabile aprire un tavolo di confronto sulla questione.
«Il cosiddetto Patto di stabilità interno – spiega Marzilli – è pensato dall’Unione Europea per tenere sotto controllo i conti pubblici degli Stati appartenenti alla “Zona Euro”, ponendo degli obiettivi in termini numerici. L’Italia, per il perseguimento dell’obiettivo ha coinvolto Regioni, Province e Comuni imponendo loro ulteriori vincoli di bilancio. Gli obiettivi da rispettare presuppongono un calcolo numerico “a saldo misto”, che in forma semplificata somma il saldo della parte corrente del Bilancio (entrate meno spese) e il saldo della parte degli investimenti dell’anno in corso. La violazione del Patto di stabilità, come si può ben comprendere, è cosa ben diversa dal dissesto finanziario o della carenza di liquidità (non mancano casi in cui i Comuni hanno violato il Patto pur avendo disponibilità di cassa notevoli). Certo è che molti enti, per rispettarlo, sono costretti al blocco di gran parte dei pagamenti. Come assessore – prosegue Marzilli – ho sempre cercato di sollecitare il rispetto dei vincoli relativi al Patto di stabilità ma è indubbio che il sistema, come è costruito, sta soffocando i Comuni e con essi centinaia di imprese che lavorano per loro, con effetti devastanti sulla tenuta del tessuto socio-economico del nostro territorio. In questa ottica, era doverosa la manifestazione di protesta avvenuta a Milano lo scorso 21 novembre, manifestazione che ha visto la presenza di oltre mille sindaci provenienti da tutta l’Italia che insieme, senza distinzioni di partito, hanno fatto sentire la propria voce. Quando un Comune non è in grado di garantire scuole sicure, territori curati, fare opere pubbliche o offrire servizi sociali a chi è in difficoltà vuol dire che quel Comune non serve. Senza ricordare i meriti del comparto delle Amministrazioni che in questi anni sono state caricate di manovre e tagli insopportabili (15 miliardi in 5 anni). L’Anci ha più volte segnalato le emergenze che i sindaci ritengono necessario modificare. Credo, pertanto, che sia opportuno anche a livello locale aprire un tavolo di confronto con tutti i colleghi delegati alla gestione del Bilancio municipale, con lo scopo di far emergere le difficoltà e intraprendere iniziative congiunte. Quando l’Ente territoriale – conclude l’assessore – che vive per dare risposte alle famiglie e alle imprese, non è in grado di esercitare le funzioni proprie e storiche che sono il suo stesso Dna, allora occorre alzare la voce per cambiare le politiche nazionali».

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