Poesia, emozioni in versi – Una ricca platea e illustri interventi hanno accompagnato il debutto dell’opera

Una tavolozza di colori e di sensazioni. Un viaggio attraverso le figure retoriche che si arricchisce frase dopo frase di sfumature, di altri colori. Restituendo la limpidezza e le semplicità dei sentimenti.
“Tramonto Bianco”, il libro di poesie di Massimo De Santis, poeta di Arce, è tutto questo. Un accompagnare con la scrittura i viaggi e le emozioni della mente. Un libro dalla forza emotiva trascinante, perché tanto complesso nei contenuti ma così cristallino nella forma.
Un centinaio di poesie da leggersi tutto d’un fiato, che toccano le corde dell’anima. Dove morte e dolore diventano compagni di vita indissolubili. Presentato domenica pomeriggio alla Villa Comunale di Frosinone, l’opera è stata accolta con entusiasmo, si, ma anche con silenzio. Quel silenzio che i passi recitati con pathos dallo stesso autore richiedevano.
«Siamo di fronte a un caso letterario in cui non si ricorre alla poesia patinata, stereotipata», sono le parole del grande critico Plinio Perelli. «In questi casi è racchiusa tutta la forza delle immagini, di grande impatto emotivo».
Un binomio di musica e parole, quello di domenica, in cui si è trovata da subito la dimensione giusta, nella sala. L’editore si è detto “assolutamente rapito dai versi fin dalla prima lettura, non esitando a pubblicarle immediatamente. De Santis, già giornalista, reporter, fotografo, è al suo secondo libro di poesie. L’uscita del terzo è previsto per il prossimo giugno. Instancabile nello scrivere, si è detto chiamato nello scrivere da fogli bianchi nella notte, quando c’è tutto il tempo per mettere nero su bianco gli stati d’animo. Su tutti c’è il trionfo della fede, della vita terrena intensa come solidarietà fra gli uomini e il dolore come un momento indispensabile «per raggiungere quello stato di virtù necessario all’ascesa verso l’aldilà». Anche l’editore ha posto con enfasi l’accento sulla necessità di continuare ad investire sulla cultura, cui non si è fatta attendere l’eco immediata dell’assessore alla cultura Angelo Pizzutelli, immancabile presenza nelle iniziative di ampio respiro.
Un lungo pomeriggio trascorso ad ascoltare le riflessioni di un poeta sul dolore, sulla morte, sulla vita.
«Avete mai visto un tramonto bianco? No, solo rossi. Perché il bianco segna la fine. O meglio l’inizio. Di una nuova vita, quella eterna. La mia convinzione è incrollabile in questo. Così come la mia fede». Queste le ultime parole, domenica, del poeta di Arce. Che, sulle note di “Dolce sentire”, legge l’ultima toccante poesia: «Sei stato un fiore reciso, infranto. Infranto come i tuoi sogni». Quel fiore è la compianta Serena Mollicone.
 

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