‘Polemica sul nulla’ – Il sindaco sul caso mensa: i pasti possono arrivare dall’esterno, il resto è pura mistificazione. La questione non è di competenza del Consiglio comunale

«E’ indecoroso utilizzare i bambini per tentare di raggiungere fini diversi».
Il sindaco di Arce rompe il silenzio ed interviene sulla questione dei pasti caldi riconducendo l’accaduto a quello che definisce come un «fatto privato di un cittadino che acquista un servizio, che non coinvolge né il Comune e né la scuola».
«L’utilizzazione che gli oppositori, tutti, – scrive il sindaco in una nota – hanno voluto fare di una questione minima, se non inesistente, supera i limiti della sopportazione e segna l’inesistenza di una cultura politico-amministrativa anche minima. Mi riferisco alla vicenda dell’ormai famoso ‘pasto caldo’ consumato da alcuni alunni della scuola primaria. Intervengo, mio malgrado – spiega Simonelli – perché ritengo che occuparsi e preoccuparsi degli alunni e dei bambini sia doveroso, ma sia altro rispetto a quanto si sta blaterando per questo episodio. Il giorno in questione gli alunni della scuola primaria che hanno scelto di frequentarlo sono rimasti a scuola anche di pomeriggio per un corso di potenziamento linguistico; le lezioni si sono interrotte per la pausa pranzo. I genitori, ovviamente, hanno la possibilità di far mangiare i propri figli ciò che più loro aggrada, di rifornirsi da chi vogliono e di recapitare il pranzo ai figli o di farlo recapitare a loro. Il giorno del presunto ‘crimine’, la madre di una bambina che frequenta questo corso ha pensato di far mangiare a sua figlia e ad altri due bambine, figlie di amici, un pasto caldo che ha acquistato dalla cooperativa che gestisce anche il servizio mensa della scuola dell’infanzia di Arce. E’ necessario precisare però – sottolinea Simonelli – che tale pasto non è stato cucinato nella mensa della scuola dell’infanzia di Arce, ma è arrivato sigillato dall’apposito macchinario che non è presente nella cucina della nostra scuola dell’infanzia. Tra i bambini che hanno mangiato il pasto c’è anche la figlia di un nostro assessore, che comunque, tra l’altro, non è colei che ha ordinato e pagato il pranzo. Tutti, dico tutti, i genitori hanno sempre potuto scegliere cosa far mangiare ai propri figli e tutti hanno la possibilità di far recapitare ai bambini il loro pasto. E’ una prassi, conosciuta bene anche dall’ex assessore all’Istruzione della passata consiliatura, che molti genitori si rechino personalmente a scuola, che lo facciano fare ad altri familiari, che incarichino tante e quanti altri per farlo. A voler dare retta ai censori e al coro pettegolo di coloro che li ascoltino e che fomentano la polemica – fa notare il primo cittadino – il fatto di aver provveduto a far recapitare legittimamente un piatto di pasta ai figli attraverso non cuoche della scuola materna, ma altri dipendenti della cooperativa costituirebbe un misfatto grave. Lascio ora il buon senso di ognuno la valutazione ed il commento dell’accaduto. Infine – ha concluso il sindaco – esprimo la solidarietà dell’amministrazione e quella mia personale all’assessore Katia Germani, pregandola di continuare nel suo lavoro e di dare, si, la serenità alla sua bambina, ingiustamente coinvolta in un affaire che a tutti i piccoli dovrebbe essere evitato».
Sull’argomento, intanto, l’opposizione ha richiesto la convocazione di un consiglio comunale.
«Un problema – ha chiosato il sindaco Simonelli – che non rientra nelle competenze del consiglio e sono curioso di vedere quali provvedimenti gli oppositori ritengono che possono essere assunti, secondo quale logica e buon diritto».

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