Politica, partiti e militanza – De Simone risponde a Fuoco, Colantonio e Nardone

 

ARCE – «L’individualismo, il clientelismo e l’affarismo dei partiti del terzo millennio, vanno combattuti creando nuovi spazi».
Paolo De Simone, responsabile dell’associazione culturale “Rosso di Sera”, interviene nel dibattito sulle organizzazioni politiche a seguito delle considerazioni dell’assessore Vincenzo Colantonio sull’Italia dei Valori, alle quali sono seguiti gli interventi della responsabile provinciale del partito di Di Pietro, Viviana Fuoco, e del consigliere comunale Gianni Nardone.
«Le vostre dichiarazioni – scrive in una nota indirizzata ai tre – mi hanno indotto ad inviarvi alcune riflessioni, per riprendere il tema della politica, del partito e della militanza, di cui purtroppo si discute sempre meno. Premetto di autodefinirmi un “compagno senza partito”, che, dopo oltre trent’anni di militanza a vari livelli, ha deciso di rientrare, con un’associazione nell’arcipelago dei movimenti della sinistra diffusa, in cui peraltro aveva iniziato a fare politica attiva nel 1967 (anno di iscrizione all’Università) fino al 1978, anno di fondazione del Partito di Democrazia Proletaria. La “Politica” – spiega ancora – nasce dal territorio e dalla città e non può essere imposta, come pretendono i partiti della seconda Repubblica, dai vertici nazionali, regionali e provinciali. Essa nasce addirittura come “un’arte” messa a servizio della “felicità” degli abitanti della “Città” (Platone). I partiti politici moderni, derivati dalla cultura illuminista, particolarmente quelli nati con la Costituzione Repubblicana, che resta quella più avanzata del mondo, sono i luoghi principali, ma non esclusivi, della partecipazione democratica, finalizzati, come voi tutti sostanzialmente affermate, alla sintesi delle varie istanze provenienti dalla società, alla selezione dei rappresentanti migliori, alla costruzione delle proposte programmatiche, verificate e sperimentate nella militanza quotidiana. E’ mia personale opinione che i partiti del terzo millennio, di sinistra, di centro e di destra, siano oggi permeati e connotati dall’individualismo, dall’istituzionalismo, dall’affarismo, dal clientelismo e dalla ricerca esasperata del potere in se, tali da costituire luoghi inidonei e insufficienti per lo sviluppo di iniziative, vertenze, elaborazioni e sintesi serie, che siano aliene dalla deaerazione di cui sopra. Di qui – prosegue De Simone – è auspicabile la sperimentazione di metodi alternativi, che sviluppino e incoraggino la partecipazione attiva dei cittadini, a partire dalla ricerca della “felicità degli abitanti della città”. Considerate, dunque le nostre distinte, ma in parte, comuni esperienze – ha concluso – vi propongo di organizzare insieme un pubblico dibattito sull’argomento».
 

 

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