Protesta disperata dopo l’esclusione beffa – L’uomo ha ottenuto il punteggio più alto per il posto da necroforo ma alla fine non è stato ritenuto idoneo

Una vita da precario. La misura è colma per Bernardo Belli, padre di famiglia cinquantaquattrenne che da anni vive il dramma della disoccupazione e della precarietà. L’uomo da alcuni giorni, assieme alla moglie ed ai figli, ha intrapreso una protesta contro l’amministrazione civica. Ieri mattina, dopo aver ricevuto un’ordinanza di sgombero del sindaco che disponeva di lasciare libero il palazzo municipale occupato venerdì scorso, si è incatenato all’ulivo della pace sul sagrato della chiesa di piazza Umberto I. Intorno alla pianta, l’uomo ha attaccato una lunga serie di documenti che dimostrerebbero un accanimento, iniziato ormai dal 1995, che ci sarebbe nei suoi confronti. «Questa volta – ci racconta Bernardo – l’hanno fatta grossa. Ho partecipato al concorso indetto dal Comune per la selezione di un necroforo part-time, a dodici ore e a tempo indeterminato. Ruolo che ho già ricoperto in passato come titolare di una ditta individuale e tramite alcune cooperative. Il posto in questione è da operaio generico e quindi, come previsto dalla legge, l’assunzione di queste qualifiche avviene tramite l’ufficio collocamento che ha provveduto, così, a fare una graduatoria in base al reddito, all’età e al carico familiare tra tutti coloro che hanno presentato domanda. Non so come – prosegue l’uomo – mi sono ritrovato primo in questo elenco con il punteggio più alto. Quindi sono stato chiamato dalla commissione nominata dalla giunta per verificare l’idoneità. Un passaggio questo che, mi era stato riferito, si poteva considerare come una formalità, anche perché – fa notare Bernardo – al cimitero c’ho lavorato e ritengo di saper svolgere bene le mansioni. Invece è arrivata la sorpresa. La commissione mi ha giudicato inidoneo, nonostante ritengo che la mia prova pratica non sia andata male. Quello che mi fa ancora più rabbia è che gli amministratori conoscono bene il disagio che vivo con la famiglia e sanno anche che cosa vuol dire, per uno della mia età, trovare un’occupazione per tirare avanti. Una volta tanto avevo l’opportunità di un posto fisso, seppur solo a 12 ore a settimana, ed invece mi è arrivata questa doccia fredda. Ecco perché protesto pubblicamente, ho fatto un esposto ai Carabinieri di Ceprano e sto valutando di ricorrere al Tribunale amministrativo».

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