‘Quì è vietato protestare’ – L’incredibile ordinanza che impedisce a un cittadino di continuare la sua battaglia per un posto di lavoro. Bernardo Belli contesta i criteri della selezione per necroforo con tanto di conoscenza di una lingua straniera

«Ad Arce è vietato anche protestare». Un’ordinanza di sgombero vieta a Bernardo Belli di proseguire la sua manifestazione di protesta contro il Comune, intrapresa ormai da oltre un mese nell’area antistante la chiesa parrocchiale. Il provvedimento gli è stato notificato nella tarda mattinata di venerdì scorso dagli agenti della polizia locale. La storia del cinquantaquattrenne, padre di famiglia, precario, che da anni vive il dramma della disoccupazione, continua a riservare colpi di scena. Bernardo si era incatenato all’ulivo della pace di piazza Umberto I lo scorso 2 giugno a seguito dei risultati della selezione al concorso indetto dal comune di Arce per un posto part-time (12 ore settimanali) da operaio con mansioni da necroforo. La commissione esaminatrice nominata dalla giunta, infatti, lo ha ritenuto non idoneo alla qualifica dopo la prova d’esame. Ed è proprio quest’ultima che è stata fortemente contestata a Belli in quanto, oltre alla prova pratica , è stato sottoposto ad un colloquio in cui gli sono state fatte delle domande sull’ordinamento comunale, sullo stato giuridico dei dipendenti degli enti locali, sulla conoscenza elementare di una lingua straniera (a scelta tra il tedesco, il francese e l’inglese) e su nozioni inerenti l’utilizzo del personal computer. Troppo, forse, per una selezione dove la norma stabilisce che la graduatoria venga formata da Centro per l’impiego territoriale in base all’età, al carico familiare e al reddito del candidato. «Nell’ordinanza – ci ha detto Bernardo – hanno scritto che determino situazioni di disagio alle manifestazioni civili e religiose e che sono contrario al decoro urbano. Ma la mia protesta è pacifica, non disturbo nessuno, non offendo nessuno e non imbratto alcun muro. Semplicemente racconto, parlando attraverso gli scritti, la mia incredibile storia. Al collo porto un cartello con la scritta “vergogna”. Chi se la prende – prosegue ancora – chi non mi vuole vedere protestare è perché, probabilmente, si trova in malafede. Quello che è realmente indecoroso è quanto sta accadendo in questa selezione. Tutto quello che io avevo ampiamente previsto dopo la mia esclusione si sta verificando. Ed è per questo che – ha concluso Belli – fino a quando qualcuno non verrà a fare chiarezza, io continuerò la mia protesta pacifica».

17