‘Riassetto necessario’ – Nessun atto punitivo all’origine della delibera che ha riassegnato i dipendenti

ARCE – «Un riassetto necessario ad incrementare l’efficienza produttiva degli uffici che non ha nessun carattere punitivo per il personale».
L’Amministrazione comunale respinge le accuse mosse dalla minoranza sulla delibera di riorganizzazione degli uffici e dei servizi del Comune di Arce. Il capogruppo Vincenzo Colantonio, in una lunga nota, spiega come il provvedimento sia stato adottato con lo scopo di migliorare i servizi rivolti ai cittadini.
«L’Amministrazione – scrive l’assessore – ritiene che il cambio della mansione porti ad un arricchimento professionale del personale stesso che ha la possibilità, in questo modo, di fare esperienze diverse in altri settori e ampliare l’esperienza formativa. Questo è confermato dal fatto che non c’è nessun demansionamento, né di funzione né di qualifica, ma solo lo spostamento ad altro settore. E’ stucchevole – prosegue Colantonio – il continuo ricorso alle polemiche con lo scopo di far passare il messaggio di chissà quali vendette dell’amministrazione quando, leggendo attentamente la documentazione è facile evincere che, nel sistema organizzativo del nostro comune, la responsabilità dell’ufficio anagrafe compete allo stesso livello professionale del responsabile finanziario. Inoltre, elemento non secondario, non bisogna dimenticare che nell’organizzazione pubblica non è centrale l’organizzazione stessa ma il cittadino e la qualità dei servizi che questa riesce a dargli. Questo comporta pure il dovere, per i soggetti erogatori, di valutare attentamente la qualità di quanto fornito, attraverso verifiche di aderenza agli standard ed al degrado di soddisfazione degli utenti. Aspetto che questo che non lo dice l’amministrazione ma, nei suoi scritti, la dottoressa Delia Cernigliaro, analista di Organizzazione del Ministero della Giustizia. Quindi per una volta cerchiamo di ragionare nell’ottica della fornitura di un servizio più efficiente alla collettività e lasciamo perdere le difese d’ufficio funzionali solo al tentativo di recuperare qualche voto in libera uscita. Se la nuova organizzazione non va bene – chiosa ancora Colantonio – ci si dica perché in relazione al minor numero o alla più bassa qualità dei servizi che potrebbe erogare e non ai diritti acquisiti dei “vincitori di concorso” che nessuno mette in discussione. Fuori c’è un paese allo stremo, dove le persone perdono il lavoro ogni giorno, dove attività e aziende chiudono in continuazione e un’amministrazione ha il dovere di non creare ulteriori problemi a questi cittadini, non certo quello di salvaguardare il diritto, che non esiste, di avere radici in un ufficio. Esistono – ha concluso – i diritti veri e presunti e quelli veri non riteniamo di non stare a calpestarli.»

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