Rifiuti, un decreto da ricorso – ‘Disatteso il principio di responsabilità di ogni comunità nella produzione di Rsu’. ‘Il dispositivo del Ministro dell’ambiente Clini contrasta con il principio di precauzione dei tragitti di trasporto’

COLFELICE – Presentato ieri al Tar del Lazio il ricordo del Comune di Colfelice contro il decreto del Ministro Clini del 3 gennaio scorso (sulla situazione di grave criticità nella gestione dei rifiuti urbani della provincia di Roma con previsione di conferimento di parte di parte dei rifiuti nell’impianto Saf di Colfelice) e l’atto di diffida del Commissario Sottile in data 15 gennaio.
«Il ricorso predisposto dall’avvocato Dario De Santis – ha spiegato il sindaco di Colfelice Bernardino Donfrancesco – evidenzia numerose violazioni di legge sia del decreto che dell’atto di diffida, in particolare: Violazione e/o falsa applicazione del comma 359 dell’art. 1 della legge 228/2012. La norma stabilisce che con il decreto previsto nel comma 358 “sono determinati i compiti e la durata della nomina, per un periodo di sei mesi, salvo proroga”. I due commi 358/359 non prevedono e non consentono che il Commissario in essi previsto possa esplicare i suoi poteri fuori della provincia di Roma. Nel decreto – sottolinea il primo cittadino non viene posto alcun limite temporale alla durata della nomina del commissario. La stessa legge 228/2012 stabilisce che “il Commissario, per l’attuazione dei necessari interventi, è autorizzato a procedere con i poteri di cui all’O.P.C.M. 6 novembre 2011 n.3963, salvo diversa previsione. Invece nel decreto impugnato vengono attribuiti al Commissario poteri ulteriori e diversi rispetto a quelli previsti dalla norma. E’ ulteriore e diverso, infatti, il potere previsto per il Commissario, di adottare provvedimenti sostituiti anche nei confronti delle imprese titolari di impianti e/o interventi. Le norme di legge non prevedono e non consentono che si possa imporre alle imprese, come la Saf, di modificare la loro organizzazione aziendale e imprenditoriale. Le norme di legge consentono il potere sostitutivo soltanto nei confronti degli “Enti” nel cui novero non possono farsi rientrare, né lessicalmente né giuridicamente, le imprese quali la Saf. Il decreto Clini – conclude con fermezza Bernardino Donfrancesco -  contrasta con il principio di precauzione e con il principio della minimizzazione dei tragitti di trasporto. I rifiuti non possono essere trasportati per lunghi tratti e attraverso strade di grossa percorrenza e attraverso abitanti. E ancor più non possono esserlo rifiuti speciali e rifiuti speciali e rifiuti radioattivi e contaminati. Con il decreto è disatteso il principio di responsabilità nella produzione per cui ogni comunità o bacino di comunità deve farsi carico della gestione e dello smaltimento dei rifiuti che produce».

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