Risarcimento da record – Vicenda che nasce nel lontano 1998 e che ha vissuto varie fasi giudiziarie

ARCE – Risarcimento record per un lavoratore Cotral, pari a ben 260.000 euro, il Tribunale di Cassino ha condannato l’azienda con sentenza depositata il 21 maggio 2013.
Una storia che nasce da lontano quella vissuta dal lavoratore Cotral difeso dagli avvocati Oreste e Crhistian Cifalitti, precisamente il 14 aprile 1998, data nella quale la Cotral Spa di Roma contestava al lavoratore di essersi arbitrariamente attribuito ore di prestazioni straordinarie non regolarmente certificate, disponendo la “sospensione e dalla retribuzione e dal servizio”. Da qui è nato poi un iter che ha visto lo svolgimento di nuove tappe, tutte racchiuse nella documentazione e che hanno portato alla vittoria del lavoratore pochi giorni fa, tramite l’ottimo lavoro dei suoi legali. La storia.
«Il lavoratore era unico responsabile dei servizi dell’impianto Cotral di Arce. Con AR del 14.04.1998, la Cotral Spa di Roma contestava al lavoratore di essersi attribuito arbitrariamente ore di prestazioni straordinarie non regolarmente certificate. Contestualmente, veniva disposta dalla Società residente la sospensione del lavoratore “dalla retribuzione e dal servizio”. Il ricorrente ha subito a seguito del provvedimento di sospensione un blocco di carriera ed è rimasto privo di qualsiasi reddito. Tale situazione di disagio economico, si è protratta per oltre un anno fino al 12.07.1999, data in cui è stato disposto il trasferimento punitivo del lavoratore presso l’impianto di Frosinone. Successivamente la Cotral Spa sporgeva denuncia querela nei confronti del ricorrente accusandolo di essersi attribuito delle ore di straordinario in danno della Società. I fatti contestati dalla Società resistente integranti il reato di truffa sono sfociati in data 16.12.1998 in un procedimento penale a carico del lavoratore “perché abusando della qualifica di addetto movimento e traffico presso l’impianto Cotral di Arce, con artifici e raggiri consistiti nell’inserire abusivamente, direttamente tramite terminale,  nella banca dati relativa alle ore di lavoro svolte dal personale, la rilevazione di n. 26,28 ore di lavoro straordinario in realtà non prestato e non rilevato traeva un ingiusto profitto di £. 400.000 accreditatagli quale compenso per il lavoro straordinario fraudolentemente rilevato e non prestato cagionando danno di eguale entità al Cotral”. Espletata l’istruttoria dibattimentale è stata chiaramente dimostrata l’insussistenza degli elementi costitutivi del reato ascritto e con sentenza passata in giudicato emessa dal Tribunale di Cassino in data 12.06.2002 (n. 508/02 Reg. sent.) il ricorrente veniva assolto dal reato ascrittogli perché il fatto non sussiste.
A seguito della sospensione e del procedimento penale per truffa in cui la Società resistente si era costituita parte civile, ha avuto una profonda depressione. In data 26.11.2002, a seguito della sopracitata sentenza di assoluzione, chiedeva la reintegra nella sede di lavoro di Villa S. Lucia – Cassino cui era precedentemente rimosso in quanto riammesso (con trasloco punitivo) in servizio a Frosinone. Chiedeva, inoltre, la corresponsione delle mensilità arretrate e non percepite nel periodo di sospensione dal soldo e dal servizio, e cioè dal 21.04.1998 al 12.07.1999 il risarcimento dei danni subiti: materiali, morali, biologico ed esistenziale compresa la ricostruzione della carriera. Malgrado il passaggio in giudicato della sentenza penale e la diffida inoltrata dal 2002 – con la quale l’uomo reiterava la richiesta di reintegrare nella sede di lavoro in cui era precedentemente adibito e dalla quale era stato illegittimamente rimosso – la Cotral S.p.A. ha lasciato decorrere altri due anni mantenendo in vigore il trasloco punitivo presso la sede di Frosinone. Alla luce di tale incresciosa vicenda il lavoratore presentava, per mezzo dei suoi legali avv. Oreste e Christian Cifalitti, ricorso al giudice del lavoro affinché venisse dichiarato: la illegittimità del provvedimento di sospensione  dalla retribuzione e dal servizio dal 1998 al 2004; La illegittimità del trasloco punitivo a Frosinone dal 1999  con la conseguente adibizione e mansioni inferiori; il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti. Nel corso del giudizio è stata disposta una visita medico legale al fine di accertare i danni biologici e morali subiti in conseguenza della suddetta vicenda. Alla luce delle risultanze medico legali, ed accogliendo le tesi degli avvocati difensori, con sentenza depositata in data 21.5.2013, il Tribunale del Lavoro di Cassino, ha condannato l’azienda ad un risarcimento record di circa 260mila euro così ripartito: il risarcimento del danno, comprensivo di interessi e rivalutazione, derivante dalla perdita di retribuzione pari a circa, 56.000,00; il risarcimento del danno non patrimoniale derivatogli dal trasloco punitivo pari a circa 15.000,00; il risarcimento del danno non patrimoniale pari a 70mila circa derivatogli dalla successiva adibizione a mansioni dequalificanti rispetto a quelle di Responsabile che esercitava prima della vicenda penale che lo ha coinvolto; il risarcimento del danno biologico conseguente allo stato di depressione in cui era caduto pari ad altre 70mila circa; il risarcimento del danno alla reputazione per ulteriori 50mila circa».

18