Santopadre – La Storia – Alcuni cenni storici di Santopadre

CENNI STORICI


Il nome mediovale di Santopadre era Castrum Foruli ma a partire dal XIII secolo ha cominciato a chiamarsi Santopadre per la venerazione verso San Folco, un santo pellegrino a cui i santopadresi eressero un santuario.Il territorio era frequentato già dai romani: resti di una villa e di un santuario sorgono nella zona verso il fiume Melfa, ma solo dopo la caduta di Aquino nacque il castello chiamato Foroli. Sottomesso agli aquinati e ai monaci cassinesi, passò da un signore all’altro, mutando dominio col cambiare delle influenze politiche sulla zona. Appartenne ai Pagano, ai Borrelli, ai Conti di Segni, ai d’Aquino, a Gianpaolo Gaetani, ai Cantelmi, al papato, per un breve periodo, ai della Rovere, infine ai D’Alvalos che nel 1683 lo vendettero ai Boncompagni. Una serie di signori che finì solo nel 1796 con la consegna del feudo allo stato.I santopadresi in questa storia paiono comparire poco: sappiamo solo che nel 1457, durante le guerre fra aragonesi e francesi, parteggiarono per quest’ultimi e che nel secolo XVI erano organizzati in comune rurale. Dal Medioevo alla fine del Settecento, Santopadre fu al centro di una rete viaria che poneva in collegamento l’aquinate con la media valle del Liri, non esistendo altre strade di valle; per questo motivo il paese era al centro di vasti traffici commerciali e anche dei percorsi religiosi verso i santuari. L’economia locale era caratterizzata dalle neviere. Dalla metà del Settecento in poi, la popolazione di Santopadre non aumentò per l’emigrazione costante nonostante il paese fosse uno dei principali fornitori della vicina città di Arpino e nonostante il tentativo di valorizzare le miniere di lignite ivi esistenti. Nel corso dell’Ottocento il paese si segnalò nel movimento unitario con il sacerdote Benedetto Scafi che subì la persecuzione dei re napoletani ma fu poi coinvolto in fatti di brigantaggio. Santopadre conserva ancora in parte la cinta muraria, nella zona nord-orientale si levano diverse torri cilindriche mozzate a nord, in direzione di Arpino, si erge il mastio, oggi abbandonato e lesionato dai terremoti malgrado le mura siano spesse oltre due metri. Nelle vicinanze sorge un serbatoio moderno.Il centro abitato ha pianta ovoidale, con una punta in direzione nord. Da qualunque strada si giunga si perviene al grande piazzale moderno fuori dal centro storico e su cui si affacciano le chiese del paese.Le mura chiudono a nord-est questo piazzale da cui si intravede la porta d’ingresso al centro urbano affiancata da una torre cilindrica. Malgrado interventi moderni, Santopadre ha conservato l’immagine del paese antico. La pavimentazione è stata rifatta a sampietrini e diversi edifici sono stati restaurati per i danni dovuti al terremoto del 1984. Interessanti alcuni palazzi che prestano nobili e superbi portali.A nord c’è l’antica zona castellana con edifici più massicci e torri di cinta cilindriche mozzate. Verso sud il paese si allarga ed è percorso da una strada ad anello che comincia e termina dalla piazza interna.  La chiesa più rilevante è quella dedicata a San Folco: l’esterno è praticamente inesistente in quanto il portale principale è nascosto fra edifici di abitazione. Il vasto interno è a tre navate e si presenta molto decorato, con un barocco ricco di stucchi, danneggiati dall’umidità. Alcuni quadri sono interessanti: fra questi un dipinto bifacciale attribuito al Cavalier d’Arpino o al fratello Bernardino.  E’ imponente la barocca cantoriasopra cui si erge un grande organo dei Catarinozzi. Nel tesoro si conserva il busto reliquario di San Folco, risalente ai secoli XIII-XIV di argento dorato, sbalzato, inciso e cesellato, sottoposto a restauro. Il territorio di Santopadre è costituito da un grande altopiano, in gran parte coltivato e molto ricco di verde: boschi di querce, vigneti e oliveti. Il paesaggio è dominato dalle gigantesche antenne radiotelevisive della rai, che si innalzano sul vicino monte Favone: si tratta di un ameno poggio dal quale si gode un vastissimo panorama. Buona parte della popolazione vive sparsa nelle tredici contrade del paese: è in gran parte composta da pensionati. Continua infatti il fenomeno della emigrazione dovuto alla marginalità del paese. Le forze attive sono impiegate nell’agricoltura, nella Fiat di Cassino, e nel terziario.


 


 

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