Serena, si riparte dalle impronte – La Procura dispone nuovi esami con un sistema altamente sofisticato ideato in Scozia. Si procederà alla comparazione con i segni digitali di oltre trecento persone

L’inchiesta sull’omicidio di Serena Mollicone riprende quota dove il castello accusatorio era crollato. Dalla busta con cui è stata soffocata Serena e dalle impronte che quel pezzo di plastica ancora potrebbe conservare. Le impronte dell’assassino o, come è più probabile, degli assassini rimasti in questi lunghi quattordici anni senza nome e volto. Le indagini della Procura di Cassino ritornano sui propri passi ma allo stesso tempo fanno anche un lungo salto avanti grazie all’impiego di nuove tecniche investigative. Il procuratore capo di Cassino, Mario Mercone, ha infatti deciso di affidarsi ad un sofisticato sistema di rilevamento delle impronte digitali ideato dalla polizia scozzese con alcuni ricercatori universitari di medicina forense. La tecnica è stata messa a punto qualche anno fa e si chiama Vmd, dall’inglese “vacuum metal deposition”. Si tratta di una metodologia specifica per tessuti particolarmente delicati o deteriorati che, mediante in trattamento in zinco, consente di rilevare impronte altrimenti invisibili o indefinite se cercate con metodi tradizionali. Quest’ultima mossa della Procura potrebbe essere l’atto finale dell’inchiesta sul giallo di Arce. Prima di procedere all’esame, la magistratura ha dovuto chiedere l’autorizzazione al padre di Serena, Guglielmo Mollicone. Dopo essere stato sottoposto a questo tipo di esame, il reperto non è più utilizzabile. Il padre, che da anni combatte per ottenere la verità sul barbaro assassinio della propria figlia, non ci ha pensato due volte. D’altra parte, dopo anni e anni di indagini senza verità, Guglielmo Mollicone non poteva che non affidarsi a quest’ultima possibilità. Su questa nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Arce, vige il massimo riserbo, ma non è escluso che i nuovi accertamenti siano già a buon punto. Che, in altre parole, le impronte siano state già rilevate con il trattamento con lo zinco ideato in Scozia e si stia già procedendo a comparare i risultati degli esami con le impronte digitali, appartenenti ad oltre 300 persone, che sono già in possesso degli inquirenti. La Procura, infatti, aveva già svolto un esame di questo tipo ma con le impronte rilevate attraverso i metodi tradizionali che, sospettano gli investigatori, potrebbero aver dato un risultato non attendibile. E’ per questa ragione che la comparazione eseguita con oltre 300 persone ha dato esito negativo? La nuova direzione intrapresa dall’inchiesta dovrebbe rispondere a questa domanda. Una volta per tutte. Ovviamente la comparazione verrà effettuata anche con le impronte delle sei persone che erano state indagate e poi scagionate, oltre che dall’esame delle impronte digitali, anche il test del Dna. Gli inquirenti non si sbottonano ma negli ambienti investigativi si registrerebbe un ritrovato ottimismo sull’esito delle indagini. D’altro canto che la Procura debba avere tra le mani qualcosa di più di un semplice indizio lo dimostra il fatto che il procuratore capo Mercone di recente ha ottenuto dal Gip del Tribunale di Cassino una proroga delle indagini. Peraltro gli investigatori, per non lasciare nulla al caso, hanno anche comparato le impronte e il Dna di Antonio Palleschi, l’assassino della professoressa di Sora, Gilberta Palleschi, con quelli agli atti dell’inchiesta sull’omicidio della Mollicone. I test hanno dato esito negativo, ma è la prova che, dopo le omissioni, i depistaggi e gli errori del passato, ora non si sta tralasciando alcun dettaglio, anche quello apparentemente più insignificante, per dare un nome e un volto agli assassini della povera Serena. Il cui assassinio, da quattordici anni, attende giustizia.

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