‘Sono due le morti da chiarire’ – Il maestro ha ripercorso le tappe delle indagini e parlato anche del brigadiere Tuzi. ‘Per diversi mesi ogni volta che andavo ad accendere la macchina ho temuto di poter saltare in aria’ ha confessato il padre di Serena

ARCE – Troupe della Rai in paese per il caso Mollicone.
Si riaccendo i riflettori delle cronache nazionali sul caso della studentessa di Arce, trovata morta il 3 giugno del 2001.
La notizia diffusa nei giorni scorsi degli esiti dei test e dell’individuazione di nuove impronte digitali, ha portato nuovamente ad interessarsi del giallo anche la trasmissione di Rai Uno “La vita in diretta”.
Ieri pomeriggio, intorno alle 16.30, di fronte all’ingresso delle scuole, in collegamento con lo studio 3 di via Teulada 66 in Roma, l’inviata Debora Ergas ha intervistato il papà di Serena, Guglielmo Mollicone.
I profili di Dna utilizzabili per i confronti lasciano ben sperare che di qui a breve possano esserci delle novità importanti sull’inchiesta. Papà Guglielmo ha ribadito che si sta operando nella giusta direzione e che si stanno concretizzando le sue tesi, quelle che sin dall’inizio ha sempre sostenuto.
«Ormai svolgo un ruolo investigativo anche io – ha detto a Mara Venier – e proprio in questi giorni ho consigliato agli inquirenti di svolgere delle analisi più approfondite sul pavimento dove potrebbe essere stata uccisa Serena. Un’abitazione – ha aggiunto Mollicone – che è adiacente alla nuova caserma dei Carabinieri di Arce».
Il papà di Serena ha ricordato anche la figura di Santino Tuzi, il brigadiere che si tolse la vita nel 2008, che «non ha fatto in tempo a confermare le sue dichiarazioni su quanto era stato testimone la sera prima della scomparsa di Serena» ha detto Guglielmo. Il quale, peraltro, ha ribadito la sua tesi anche sulla morte del carabiniere: a suo avviso non si tratterebbe di suicidio.
«Stava per diventare nonno e disse alla figlia che non avrebbe dovuto cercare una baby-sitter: avrebbe pensato lui al nipotino una volta andato in pensione. Ecco – ha detto Guglielmo – questi non sono comportamenti di chi è deciso a togliersi la vita».
Nel corso della diretta la giornalista ha anche ricordato diversi stop dell’inchiesta, tra cui la condanna di Carmine Belli e il suo successivo scagionamento; i particolari tipi di funghi trovati sui vestiti che sarebbero incompatibili con il boschetto di Fontecupa dove fu rinvenuto il corpo della ragazza. Poi Guglielmo ammette di aver temuto anche per la sua vita.
«Per diversi mesi – ha detto – ogni volta che la mattina andavo ad accendere la mia macchina temevo di poter saltare per aria. Per questo credo che Santino Tuzi non si sia tolto la vita, ma sia stato ucciso perché conosceva la verità».
Una verità che, ne è sicuro anche Guglielmo, sarà presto svelata.

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