Un patrimonio culturale dalle mille sfumature – Dibattito sul valore del dialetto in Comune a Colfelice

COLFELICE – Un patrimonio collettivo che non può essere disperso. Dibattito aperto sul dialetto e sul valore delle lingue vernacole a Colfelice in occasione della presentazione del libro di Francesco Avolio “Lingua e dialetto tra l’Italia Centrale e l’Italia Meridionale”. All’iniziativa ha preso parte anche il consigliere regionale Marino Fardelli che ha affermato: «In una società in cui la globalizzazione regna sovrana e le comunicazioni avvengono via internet o sms, parlare di dialetto può sembrare anacronistico. Eppure il dialetto, resta la lingua del cuore. Un plauso al Comune di Colfelice, al sindaco Bernardo Donfrancesco e a tutti gli altri illustri ospiti per aver promosso la divulgazione del libro, uno scrigno attraverso il quale conservare un dialetto che rappresenta la nostra etichetta, una sorta di carta d’identità del nostro territorio». L’autore ripercorre la grammatica, la storia e i vari aspetti dei dialetti della Media Valle del Liri e delle zone limitrofe, raccogliendo un vasto patrimonio di informazioni. «Il dialetto – ha commentato Fardelli – fa parte del nostro bagaglio culturale, ci distingue, ci identifica e ci colloca in un preciso punto del nostro Paese». E infatti l’Italia rappresenta la nazione europea più ricca di dialetti e dove fino a pochi decenni fa la maggioranza parte dalla popolazione sapeva solo parlare il dialetto e non conosceva l’italiano. Anzi, perfino l’italiano stesso non era che uno dei tanti dialetti parlati in Italia che seppur con mille sfaccettature diverse, è stata la lingua della guerra che 70 anni fa ha colpito il nostro territorio. «La provincia di Frosinone è ricca di dialetti che si identificano tra loro per zone e che a distanza di poche centinaia di metri, da un piccolo centro all’altro, cambiano struttura, significati, pronuncia – ha dichiarato il consigliere regionale Marino Fardelli -. Cambiano in maniera sorprendente nella cadenza, nell’apertura e chiusura delle vocali, assumendo aspetti diversi pur se la distanza geografica è veramente minima. Al dialetto basta una sola parola per esprimere i pensieri, i sentimenti, gli stati d’animo. Questa è l’ulteriore straordinarietà. Amarlo, usarlo nel nostro quotidiano, insegnarlo alle future generazioni e conservarlo in un libro, significa amare noi stessi, le nostre radici, la nostra storia, la nostra unicità. A noi giovani e maturi il ruolo di conservare questo tesoro linguistico per non dimenticare perché senza memoria non c’è futuro».

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