ARCE – Caso Mollicone. Accuse infondate per gli indagati usciti di scena

SerenaMollicone600ARCE – Accanto alla famiglia Mottola che resterà, ancora per sei mesi, sotto i riflettori della Procura, c’è anche chi esce di scena dal procedimento giudiziario sull’omicidio Mollicone.

La posizione di Suprano
Tra questi la posizione più delicata era quello dell’appuntato dei carabinieri Francesco Suprano (assistito dagli avvocati Eduardo Rotondi e Emiliano Germani) accusato di aver collaborato con gli esecutori materiali dell’omicidio. Ipotesi legata a quella principale, ma ancora tutta da verificare, che il delitto sarebbe avvenuto in uno degli alloggi di servizio della caserma dell’Arma. A carico di Suprano, come scrive il gip del Tribunale di Cassino Angelo Valerio Lanna, sono stati trovati «elementi che rivestono una valenza puramente deduttiva». Quindi l’appuntato non avrebbe rivelato quanto sapeva sulla presenza di Serena in caserma nel giorno dell’omicidio, giorno in cui lo stesso era di servizio. Suprano, inoltre, avrebbe parlato più volte di quanto accaduto con varie persone e il brigadiere Santino Tuzi. «Tutti dati di mera valenza investigativa – scrive il giudice – non in grado di dimostrare alcuna forma di concorso di Suprano nel reato di omicidio».
Stessa conclusione a cui il giudice arriva anche per le ipotesi accusatorie alternative: quella di false dichiarazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale. Suprano, pur restando estraneo all’esecuzione dell’omicidio, non avrebbe informato l’autorità inquirente sulle circostanze rilevanti di cui era a conoscenza.
Tutte accuse «vaghe e confuse» secondo il gip. «Non è provato che Suprano – prosegue il giudice – abbia incontrato la povera ragazza. Né è certo il tenore delle eventuali confidenze o rivelazioni a lui fatte da Tuzi; non si ha nozione circa la sua sicura presenza (anche a voler accettare la tesi dell’accusa, dell’uccisione in caserma e del successivo trasporto a Fonte Cupa)».

L’ex amante di Tuzi
Liquidata ancora con peno la posizione dell’ex amante del brigadiere Santino Tuzi, Anna Rita Torriero, anche lei accusa di falsa testimonianza e favoreggiamento personale. Ipotesi fondata sul presupposto che la donna, pur avendo ricevuto delle importanti rivelazioni di Tuzi, non lo avrebbe poi trasmesse agli inquirenti. L’ex amante, scrive il giudice per descrivere la tesi dell’accusa, «in maniera generica e approssimativa, si è limitata a riferire come Tuzi manifestasse una visibile ansia, ad ogni passaggio nel luogo del ritrovamento del cadavere della Mollicone».
In questo caso, secondo il gip, siamo ben oltre la vaghezza. Il problema, più che altro, è di natura logica: «Per poter affermare che si taccia alcunché – scrive Lanna – occorre avere la prova a contrario, rappresentata dalla certezza che di una qualche nozione ulteriore non rivelata si sia depositari. E di questo non esiste traccia certa, nell’incarto processuale».

Gli altri indagati
Ancora più inconsistenti, secondo il giudice, le prove a carico di Michele Fioretti, ex fidanzato di Serena, e la madre Rosa Partigianoni (assistiti dall’avvocato Armando Pagliei): «Fioretti è stato ripetutamente ascoltato dalla pg – scrive il gip – senza mai rivelare elementi veramente evocativi di un suo coinvolgimento; non si è sottratto alle analisi scientifiche, non ha mai fatto nulla per sfuggire alle ricerche. A suo carico milita davvero poco più di un sospetto».

Share Button