ARCE – Ris sulle tracce dell’assassino

«Il tempo non guarisce le ferite. Ma sono fiducioso»
4gradoGuglielmo«Finalmente ci siamo. Vedo che si sta lavorando come si deve e ho piena fiducia che si arrivi alla verità. Quattordici anni fa non sono stato creduto. L’ho detto sin da subito: Serena è andata in caserma quella mattina, poi è scomparsa. E non ci dimentichiamo che c’è stato un altro morto. Più passano gli anni e più ci penso. Il tempo non fa guarire le ferite, sono come cancrene che si sedimentano dentro. Ma la speranza è sempre la più forte».
Lo sguardo di papà Guglielmo è fermo, commosso a tratti, ma determinato. Ora più che mai. Ora che la verità potrebbe essere davvero vicina. Entrare in quell’appartamento, vedere quella porta su cui Serena potrebbe aver sbattuto la testa è stato durissimo.
«Sono stato il primo a dire che Serena ha sbattuto contro la porta esaminata. Le scene che rivedo davanti agli occhi sono quelle: Serena che sbatte, perde i sensi – ha proseguito Guglielmo Mollicone – e cade svenuta. Poi tutta la successiva messa in scena. Io con lei parlo ogni volta che passo davanti la caserma. Per me è naturale girare lo sguardo e dedicarle un pensiero. Ogni giorno. Gli antichi dicevano che l’anima resta dove la persona è stata uccisa per tutti gli anni che doveva vivere. Quindi finché gli anni non finiranno forse Serena sarà qui».
«Si tratta di una delle attività d’indagine, non l’unica. Attività che sono conseguenza dell’opposizione che abbiamo proposto contro la richiesta d’archiviazione che ha permesso di proseguire le indagini. Intendiamo dare nei prossimi giorni un contributo da sottoporre alla Procura» ha spiegato l’avvocato della famiglia Mollicone, Dario De Santis. «Il fatto che siano stati disposti questi nuovi accertamenti e che gli stessi siano stati affidati a tecnici tanto qualificati denota l’impegno degli inquirenti».
Ris in caserma a caccia di prove
I nuovi accertamenti del Ris di Roma sono ripartiti dall’ultima delle attività investigative suggerite dal gip Lanna nelle motivazioni della proroga che ha permesso di riaprire il caso di Serena. La numero cinque, quella che indicava come passaggio fondamentale della nuova fase di accertamenti l’esame sulla compatibilità tra le fratture craniche riportate dalla studentessa di Arce e l’impatto con una porta all’interno di uno degli alloggi della caserma che all’altezza di 1,50 – 1,60 metri presentava una rottura. Quel punto potrebbe dunque raccontare molte cose, cose mai prese in considerazione in questi quindici anni dall’efferato omicidio. E gli uomini del Ris di Roma, coordinati dal capitano Rapone insieme ai militari della Compagnia di Pontecorvo, dopo l’affidamento dell’incarico avvenuto ieri mattina intorno alle 11 nella stanza della dottoressa Siravo, hanno concentrato le loro attenzioni proprio su quella porta di un alloggio mai occupato né dalla famiglia Mottola né da altri militari. Alloggio dove si sarebbe potuto consumare il delitto. Indossate le tute bianche, i militari hanno effettuato tutti i riscontri necessari (e non solo quelli con l’utilizzo del luminol) per eliminare qualsiasi cono d’ombra, cercando tracce ematiche e biologiche. E non si esclude, come trapelato a margine dell’accertamento tecnico e irripetibile, che quella stessa porta possa essere sottoposta ad una sorta di scintigrafia per guardare anche dentro i meandri più impenetrabili. Dopo l’alloggio passato palmo a palmo gli inquirenti sembra siano stati impegnati in accurati riscontri anche in altri alloggi annessi alla caserma di Arce anche perché, come suggerito da Lanna, è necessario verificare inoltre la possibilità di «uscita dalla stessa caserma senza essere visti dal personale in servizio all’ingresso».
Bocche cucite sugli esiti, ma di certo gli accertamenti a cui hanno preso parte Guglielmo e Antonio Mollicone (papà e zio di Serena); la psicologa investigativa Laura Volpini (consulente insieme al generale Garofano della famiglia Mollicone); l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, già impegnata nel caso di Yara Gambirasio, come consulente della Procura; il pool di inquirenti costituito dal Ris e dagli uomini della Compagnia di Pontecorvo, sono andati avanti per l’intera giornata. Anche la difesa dei Mottola ha nominato i suoi consulenti, gli stessi già scelti dall’avvocato Francesco Germani nella prima fase: il professor Luigi D’Ancora, esperto in medicina legale dell’Università di Napoli e Ciro Di Nunzio, genetista dell’Università di Catanzaro. Entrambi non presenti durante gli accertamenti perché come dichiarato dall’avvocato Germani «Ci fidiamo degli esperti della Procura». «Siamo sereni, i miei assistiti dimostreranno anche questa volta di essere estranei alle accuse. Se si vuole passare al setaccio la porta o i locali, si faccia pure. Gli accertamenti tecnici ci vedono fiduciosi» ha aggiunto Germani.
Share Button