ARCE – Palazzo di vetro, Comune a rischio crac. Una grana che vale il dissesto

ARCE – Palazzo di vetro, il Comune di Arce dovrà restituire il finanziamento ricevuto dalla Regione Lazio.
L’ente di via Milite Ignoto è stato condannato da Tar a restituire le somme indebitamente percepite per la realizzazione dell’opera. E ora il Comune è a rischio default di bilancio per trovare gli 818.645 euro da rendere alla Pisana. La doccia fredda è arrivata nella tarda mattinata di venerdì scorso. Sul sito della Gazzetta Amministrativa è stata pubblicata la sentenza eseguita dall’autorità amministrativa di Roma, nella camera di consiglio del 31 gennaio scorso. I magistrati ripercorrono, in circa dieci pagine di dispositivo, le tappe di una lunga vicenda che oramai si protrae da diversi anni.
Il tutto nasce dalla delibera regionale n. 444 dell’11 settembre 2012, con la quale l’ente regionale annullava in autotutela l’atto di concessione del finanziamento per la realizzazione del “Centro Gestionale Valle del Liri” di piazza Umberto I.
La decisione della giunta regionale presieduta da Renata Polverini era arrivata a conclusione dell’istruttoria interna intrapresa dagli uffici che, a loro volta, si erano attivati a seguito della condanna per truffa aggravata inflitta al sindaco di Arce e al tecnico comunale dell’epoca.
Contro la delibera della Regione, il Comune di Arce ricorre al Tar. Il tribunale amministrativo, però, il primo febbraio del 2013, rigetta l’istanza. Contro tale pronunciamento il municipio di via Milite Ignoto presentava ancora appello al Consiglio di Stato, il quale, nel giugno del 2013, accoglieva il ricorso e sospendeva cautelarmente l’efficacia della deliberazione della giunta regionale in attesa che il Tar decidesse in merito.
Si è arrivati quindi alla sentenza dei giorni scorsi che pare non lasciare spazio a interpretazioni.
«Il finanziamento a suo tempo concesso ed erogato al Comune di Arce – si legge nel dispositivo – è stato ottenuto sulla base di una condotta criminosa osservata da parte degli organi comunali. Questi hanno indotto a ritenere erroneamente la sussistenza dei necessari e indefettibili requisiti di ammissibilità del progetto la cui mancanza, invece, avrebbe dovuto comportare il rigetto della domanda di contribuzione».
Il riferimento è ancora una volta alla proprietà dell’area dove è stato realizzato il palazzo che non risulta essere del comune di Arce.
«L’accordo di programma e il Programma di Sviluppo Integrato della Valle del Liri – spiegano ancora i giudici amministrativi – indica con chiarezza i criteri di ammissibilità degli interventi, escludendo, innanzitutto, quelli previsti su aree o edifici di proprietà privata e in secondo luogo, quelli ricadenti in aree di uso civico o dove sono previste procedure di esproprio da parte dell’amministrazione comunale».
In più, i giudici contestano anche la falsa indicazione dello stato progettuale dell’opera che all’epoca dei fatti, seppur certificata, non era stato nemmeno avviata.
«Tali elementi – si legge ancora nella sentenza – evidenziano la piena legittimità dell’atto di revoca del finanziamento da parte della Regione che a causa di una non veritiera rappresentazione degli elementi qualificanti si è trovata di fronte a uno sviamento di risorse pubbliche verso un’iniziativa non meritevole di essere incentivata».
Ora la questione diventa spinosa: l’opera rimane incompiuta; non ci sono le risorse per completarla nemmeno parzialmente; e ora bisogna restituire i soldi già spesi con il rischio di trascinare in dissesto il Comune. Probabilmente l’amministrazione impugnerà la sentenza al Consiglio di Stato.

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