ARCE – Morte di Santino Tuzi. Chiesta una proroga

ARCE – Un unico accertamento. L’ultimo, quello mancante. Quello, forse, fondamentale. Sarà per questo che il titolare dell’inchiesta, Alfredo Mattei, ha chiesto un’altra proroga d’indagine. Per chiudere il cerchio.
I passaggi sono tecnici e per gli addetti ai lavori anche ovvi. Per chi attende la verità da ormai nove anni, invece, hanno il profumo della speranza. La differenza sta solo nel punto di vista che si assume per guardare il fascicolo che porta il nome di Santino Tuzi.
Il caso del brigadiere che mori tre giorni dopo essere stato ascoltato sull’omicidio Mollicone, con l’impegno i essere risentito in un confronto con il maresciallo Mottola, sembra continuare a intrecciarsi inesorabilmente con il caso di Serena: ribadire che si stia parlando di due indagini differenti e per due ipotesi diverse è d’obbligo. Ma i punti di contatto tra le due storie sono evidenti, cosi come le strane coincidenze che accompagnano i tempi legati alla loro evoluzione: nello stesso giorno in cui il procuratore D’Emmanuele ha dichiarato di essere vicini a un momento cruciale rispetto all’omicidio Mollicone, sapere che si andrà avanti anche per il caso Tuzi rappresenta una importante testimonianza: quella della grande tenacia della magistratura di Cassino (e della scrupolosità del dottor Mattei) che lavora a testa bassa. E quella delle forze dell’ordine, pronte a dare risposte concrete. La verità sulla sua improvvisa morte è contenuta nella corposa informativa già consegnata dai carabinieri della Compagnia di Pontecorvo al dottor Mattei. Un lavoro certosino che probabilmente sarà in grado di colmare i numerosi “buchi neri” delle precedenti attività investigative: Tuzi si tolse la vita (si disse poi) con un colpo di pistola nel 2008.
L’ipotesi iniziale fu quella di omicidio, poi derubricata in suicidio nonostante le tante, troppe incongruenze. I due cellulari mai controllati, le varie omissioni negli atti d’indagine, le tante contraddizioni. E poi una serie di elementi controversi, soprattutto sull’arma utilizzata dal brigadiere – una Beretta in dotazione all’Arma – i due proiettili mancanti come pure la proiezione del fodero della pistola.
Importante anche la controinchiesta svolta dalla difesa di Maria Tuzi, l’avvocato Rosangela Coluzzi che si è avvalsa anche dell’esperienza della criminologa Cordella, di sicuro supporto a quanto portato avanti dalla procura.
Elementi tutti al vaglio della magistratura che sta mettendo insieme tassello dopo tassello. Ora ne manca solo uno.

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