ARCE – Fregellae, tre avvisi di garanzia

Fregellae, gli scavi

ARCE – Nomina del direttore scientifico del parco di Fregellae: indagini concluse con tre avvisi di garanzia. Il sindaco Roberto Simonelli, l’ex segretario comunale Maurizio Colacicco e l’ex responsabile del procedimento amministrativo Rita Renzi avrebbero ricevuto nei giorni scorsi l’informativa per il diritto alla difesa.
La Procura della Repubblica di Cassino avrebbe indagato per quasi due anni sull’ipotesi di abuso d’ufficio fatto in concorso di persone, inerente il bando di selezione del direttore del parco archeologico d’Isoletta e il successivo conferimento di un incarico a un esperto in campo museale e archeologico.
I fatti risalgono al dicembre del 2012, quando il comune di Arce pubblicò un bando con il quale intendeva affidare l’incarico ad «alto contenuto specialistico» di direttore scientifico. Alla selezione risposero in sedici, ma il dirigente del comune, il 26 febbraio 2013, ritenne di riaprire nuovamente i termini di partecipazione limitatamente ai sedici partecipanti per introdurre una nuova norma molto discussa. Il professionista, infatti, una volta incaricato della direzione, avrebbe avuto l’obbligo di timbratura, tramite un apposito apparecchio di controllo automatico, per verificare l’effettiva presenza sul lavoro per almeno un’ora al giorno dal lunedì al venerdì. Alla fine, però, l’ente, per motivi ufficialmente mai chiariti, decise di non dar seguito al bando pubblico.
Ad agosto del 2013 fu la giunta municipale a risolvere in qualche modo l’empasse. L’esecutivo guidato da Simonelli, infatti, conferì direttamente l’incarico a un professionista di Arce, il dottor Marco Germani, come esperto in materia archeologica e museale. La nomina, da quanto si legge nelle premesse contenute nella delibera, sarebbe stata necessaria per espletare «un’opera di divulgazione, promozione e valorizzazione del parco Archeologico di Fregellae di Isoletta e del Museo “Gente di Ciociaria” di corso Umberto I».
La Procura, però, sarebbe di diverso avviso e cioè che quest’ultimo incarico, affidato in via diretta, sarebbe sostanzialmente equipollente a quello messo a concorso tramite l’evidenza pubblica (tra l’altro i due profili hanno anche lo stesso trattamento economico) provocando così un eventuale ingiusto vantaggio all’incaricato e ipotizzando nel contempo un danneggiamento nei confronti degli altri candidati.
Ora la questione passa nelle mani degli avvocati degli indagati (Maria Lucia Forte per il sindaco e Marilena Vozza per gli altri due) che proveranno a smontare le accuse per evitare il rinvio a giudizio dei loro assistiti.

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