ARCE – Prima acquista il palazzo e poi lo demolisce

Il caso: Il Comune ha deciso di abbattere lo scheletro in cemento di corso Umberto I. Gli strali di Colantonio

ARCE – Palazzo di via Magni: l’amministrazione ora vuole demolirlo.
Ha dell’incredibile la vicenda che oramai da più di trent’anni riguarda il vecchio scheletro di cemento armato all’ingresso di corso Umberto I.
Lunedì sera, durante il consiglio, il sindaco Simonelli ha annunciato l’intenzione di volerlo buttare giù per mettere in sicurezza l’area e realizzare un piccolo parcheggio per l’ufficio postale. Poco male se non fosse che quel palazzo è stato acquistato da Comune qualche anno fa per la somma di circa 60.000 euro, nonostante sulla struttura pendesse un’ordinanza di demolizione a carico dei proprietari. Fatto questo che, a suo tempo, sollevò parecchie polemiche politiche e fu anche oggetto di un’indagine della Magistratura. La questione è stata ripresa dal consigliere di maggioranza Filippo Colantonio, da tempo fortemente critico con i suoi.
«Come risulta dalla delibera del consiglio del 28/04/2014 – ha detto Colantonio – l’amministrazione aveva manifestato il proprio intendimento a consolidare l’immobile per destinarlo ad attività sociali o a servizi pubblici. Nello stesso documento si precisava che con successiva perizia tecnica si sarebbero stimati i costi per il consolidamento e il ripristino dell’immobile. La giunta municipale, invece, appena qualche settimana fa, pur in assenza della perizia, ha ritenuto opportuno provvedere alla messa in sicurezza dell’area mediante la demolizione dello stabile visibilmente in stato di degrado. La necessità di mettere in sicurezza l’immobile era stata già più volte ravvisata e notificata ai proprietari, i quali avrebbero dovuto provvedere a loro spese. In questo modo la giunta non ha fatto altro che evidenziare l’incauto acquisto operato dal Comune. Oltre tutto, per la demolizione, i costi si aggirerebbero a circa 60.000 euro, portando cosi la spesa per la realizzazione di pochi posti auto a oltre 120.000 euro».

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