DELITTO MOLLICONE – Suprano sceglie la via del silenzio

ARCE – Ha varcato la porta del tribunale di Cassino poco prima delle 11. Meno di cinque minuti dopo, considerando anche le due rampe di scale da salire, era fuori. Anche Francesco Suprano, il sottufficiale iscritto nel registro degli indagati nei giorni scorsi per un’ipotesi di favoreggiamento, è stato convocato dalla dottoressa Siravo, come Quatrale. E come il suo collega ha scelto la via del silenzio.
E’ ormai chiaro che con alta probabilità la partita per la verità nel giallo di Arce si giocherà davanti la corte d’assise. Troppo delicato il quadro, anche in ragione delle accuse e in ragione delle differenti posizioni. Ora che l’ufficialità sul rientro della salma di Serena ha dettato un primo cambio di passo in un mistero lungo 16 anni, anche le indagini sembrano marciare senza sosta in un’unica netta direzione.

Una partita di poker

Serena Mollicone e Santino Tuzi

Suprano è stato accompagnato dai suoi avvocati Eduardo Rotondi ed Emiliano Germani intorno alle 11. A suo carico una contestazione diversa da quella che gli inquirenti hanno ipotizzato nei confronti del sottufficiale Vincenzo Quatrale, finito una settimana prima nel registro degli indagati per concorso in omicidio volontario – insieme all’ex comandante Mottola, sua moglie e suo figlio – e in concorso in istigazione morale al suicidio di Santino Tuzi, l’altro tassello chiave del giallo di Arce. E’ lui, il brigadiere trovato morto nel 2008 all’interno della sua Fiat Marea, ad aver indicato la presenza di Serena Mollicone in caserma dando agli investigatori un elemento fondamentale. Poi, però, prima del confronto in procura con i suoi superiori si toglierà la vita. Una ricostruzione a cui sua figlia non ha mai creduto chiedendo la riapertura del caso (riaperto per istigazione al suicidio) ora nelle mani proprio del sostituto procuratore Beatrice Siravo: troppi i punti di contatto con il caso Serena.
Osservare Suprano salire le scale del tribunale fa tornare indietro di cinque anni: era l’aprile 2012 quando Suprano usciva fuori dalle indagini aperte dopo il rinvenimento del corpo della studentessa. Francesco Suprano, l’unico ad essersi sottoposto volontariamente al prelievo del Dna, dopo l’incidente probatorio era fuori dai giochi: negativo il raffronto con le impronte dattiloscopiche, negativa la comparazione tra le prove genetiche.
Sarà la procura a valutare ogni prova che giorno dopo giorno sembrano prendere corpo, dopo ogni nuova mossa. E’ come assistere a una partita a poker: la fortuna è determinante ma «la valutazione delle probabilità, l’osservazione del comportamento degli altri giocatori per intuire le loro combinazioni e l’esecuzione di bluff per indurli in errore fanno la differenza nella partita» recitano le regole di uno dei giochi più difficili. Lo stesso vale, ora, per gli inquirenti. E non si esclude che nei prossimi giorni possa saltare fuori qualche altro indagato.

La caserma non è inviolabile
Gli inviati della trasmissione di Rete Quattro, “Quarto Grado”, sono riusciti ad entrare nella caserma di Arce. Gli alloggi oggetto dell’indagine ancora aperta sono sotto sequestro, ma si respira aria di attesa. Anche l’Arma vuole la verità. L’iscrizione di Quatrale, assistito dall’avvocato Candido, nel registro degli indagati ha però blindato l’ipotesi della morte di Serena all’interno della caserma, così come Guglielmo aveva detto subito la morte della figlia. Ora l’indagine aperta su Suprano rappresenta un altro tassello: tutto porta inevitabilmente in quella direzione.

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