OMICIDIO MOLLICONE – Impronte digitali, presto la verità

ARCE – Solo pochi giorni fa è arrivata comunicazione ai legali impegnati sul caso di un ulteriore passo nella soluzione dell’omicidio di Serena Mollicone che diciassette anni fa ha scosso l’intero territorio e che continua a fare scalpore.
Su circa dieci persone, familiari degli indagati, sono stati effettuati dei campionamenti sulle impronte digitali per cercare di trovare eventuali persone che possano avere eventuali responsabilità o che abbiano lascato tracce sul nastro adesivo utilizzato sulla studentessa. Ma non si escludano ulteriori esami su altre persone.
Grazie a questi campionamenti, che sono stati eseguiti in questi giorni, si ricostruirà un quadro sulle persone che a vario titolo possono essere entrate in contatto con quel nastro adesivo. Dai risultati potrebbe anche non uscire un dato significativo, ma in questa fase è bene approfondire ogni aspetto. La comparazione offrirà risposte adeguate e inconfutabili.
Solo due settimane per ulteriori analisi e tamponi su nastro adesivo e abiti della studentessa.
L’incontro tra i consulenti delle difese degli indagati per la morte di Serena Mollicone (l’ex comandante Mottola, sua mogli e suo figlio; i sottufficiali Suprano e Quatrale) e il Ris di Roma, è un importante punto di partenza che sancisce una verità granitica: ogni pista resta aperta. A parlare sono le prove raccolte in base a specifici criteri scientifici.
Fondamentale il confronto sui risultati richiesti dalla procura, relativi ai nuovi esami sui tamponi eseguiti sugli abiti di Serena e sullo scotch utilizzato per legarla. Quelle microtracce che potrebbero confermare o confutare ipotesi, che potrebbero far crollare le linee tratteggiate dall’anatomopatologa Cattaneo o aprire altre prospettive. Gli inquirenti sono fiduciosi, l’impulso dato dai nuovi accertamenti fa ben sperare. Sotto la lente «tutti gli elementi utili» come indicato dalla procura: tutti vuol dire non escludere neppure la presenza della vernice della porta “incriminata” (quella dell’alloggio della caserma già finita nelle mani degli investigatori) sullo scotch. L’unico vero limite, questa volta, finalmente, dopo tanto dolore, la parola fine sembra essere vicina. Serena potrà riposare in pace.

Le date cruciali
Era il 1° giugno 2001 quando Serena è uscita di casa per andare dal medico. Una giornata come tante nella normale vita di una studentessa diciottenne. Per Serena però quella del primo giugno sarà l’ultima alba. La visita medica finisce alle 9.30 e Serena sale sull’autobus e torna verso Arce. La ragazza non rientra a casa. Sarà trovata due giorni dopo, morta, nel bosco dell’Anitrella, con un sacchetto di plastica sulla testa, mani e piedi legati e una ferita vicino all’occhio. Del nastro adesivo le copriva inoltre la bocca, causandole la morte dopo lunga asfissia.
La procura di Cassino ha iscritto nel settembre 2002 il primo indagato, il carrozziere Carmine Belli. Nel 2006 il carrozziere venne prosciolto da ogni accusa dalla Cassazione. Nel 2008 si uccise, nella sua Fiat Marea Week-End, con la pistola d’ordinanza, il carabiniere di Arce Santino Tuzi, che si scoprì in seguito essere una persona informata sui fatti. Nel 2014 hanno dato esito negativo gli esami del Dna su 272 persone. Anche le  indagini sulle impronte digitali scoperte sulla scena del delitto hanno avuto esito negativo.
Nel 2015 i tre indagati accusati nel 2011 per omicidio volontario e occultamento di cadavere, ovvero il maresciallo Mottola di Arce, sua moglie e suo figlio Marco, hanno chiesto al Gip di chiarire la loro posizione. Nel 2016 il Gip di Cassino, Angelo Valerio Lanna non ha archiviato il caso e ha chiesto una riesumazione del cadavere, che è stato riesumato il 22 marzo con nuovi esami legali, Serena parte per Milano diretta all’Istituto di medicina legale. Il corpo della studentessa è rientrato ad Arce pochi giorni prima dello scorso Natale.

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