ARCE – Mollicone, si continua a scavare

ARCE – Quelli richiesti erano tre, quelli accolti invece due. Si andrà avanti fino al 18 maggio nelle indagini sulla morte di Serena Mollicone. Ci sono gli ultimi adempimenti da fare, anche se il quadro nelle mani degli inquirenti dovrebbe essere già molto consistente. Gli esami sui reperti sembrerebbero aver reso necessario effettuare altri approfondimenti, tra interrogatori e accertamenti che non lasceranno alcuna ombra su un giallo lungo quasi 17 anni.
Esclusa, inoltre, la presenza di tracce dei parenti degli indagati (una decina di persone) sul nastro con cui venne legata Serena Mollicone prima di essere lasciata nel bosco dell’Anitrella: campionamenti effettuati per cercare eventuali elementi utili a completare il quadro. Ora restano gli ultimi riscontri che abbisognano, però, solo di risposte scientifiche.
Poi la partita si giocherà con altre modalità e su un altro tavolo.
Grazie al nuovo impulso investigativo degli uomini dell’Arma di Pontecorvo e Frosinone agli ordini del colonnello Fabio Cagnazzo – coordinati dal sostituto procuratore Beatrice Siravo – gli indagati per la morte di Serena sono saliti a cinque: oltre all’ex comandante della Stazione di Arce, Mottola, a sua moglie e a suo figlio (assistiti dall’avvocato Francesco Germani), anche i due sottufficiali Quatrale e Suprano assistiti dai legali Candido, Rotondi ed Emiliano Germani sono stati iscritti nel registro degli indagati. Ma per contestazioni differenti.
La parità, comunque, non è chiusa. E in questi ulteriori due mesi di proroga concessi dal gip le direttrici su cui si stanno muovendo gli investigatori potrebbero prendere una direzione diversa da quella che molti hanno messo in conto.
In passato era più stato ipotizzato che il cadavere di Serena fosse stato conservato in luogo diverso dal bosco dell’Anitrella, dove è stato trovato nel giugno del 2001 a due giorni dalla sua scomparsa. A scavare il solco in cui innestare questa nuova direttrice, il rinvenimento recente – acclarato dalla Cattaneo – della presenza di tracce di ferro e altri metalli prodotti da scintille oltre a quelli “botanici”.
«Sono fiducioso. Ulteriori due mesi di indagine potrebbero fare la differenza. Gli inquirenti potrebbero dare quei risultati che prima non sono stati trovati, magari anche per le possibilità scientifiche in loro possesso, o forse neppure cercati – ha commentato papà Guglielmo -. Ben venga, dunque, in nome della verità. Abbiamo aspettato per quasi 17 anni, due mesi non rompono gli equilibri».

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