ARCE – Nuovo sopralluogo in caserma. Il Ris a caccia di nuove tracce

ARCE – Nuove tracce, microtracce. Tanto piccole da sfuggire anche all’occhio dell’investigatore più allenato ma non a quello degli innovativi strumenti che il Ris userà nel suo ingresso, mercoledì, nella caserma di Arce.
Dopo quello del febbraio 2016, il nuovo sopralluogo degli uomini del Ris coordinati dalla procura di Cassino sarà forse uno degli ultimi tasselli. Un passaggio cruciale per gli inquirenti a caccia di “microtracce” anzi – con maggior rigore –  di particelle da comparare con quelle già acquisite nell’ottica della batteria di analisi concordata con la procura. Ora che la proroga di sei mesi ha posto il termine ultimo per le investigazioni a giugno.
Eppure per Guglielmo Mollicone la direzione da seguire era già netta 17 anni fa: «Sono molto fiducioso. Perché so che chi sta indagando adesso lo sta facendo veramente per cercare la verità sulla morte di Serena – ha commentato emozionato papà Guglielmo -. Il tenente colonnello Imbratta prima, il colonnello Cagnazzo e i suoi uomini, ora, ce la stanno mettendo tutta per dipanare questa matassa. Una matassa che, ai miei occhi, era già evidente. Ma prima non c’era la volontà di farlo. Adesso sì».

Gli indagati restano in attesa
Gli indagati, intanto, restano in attesa. L’impulso investigativo della procura di Cassino a partire da dicembre ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di altri due sottufficiali (Suprano e Quatrale) per ipotesi differenti, insieme all’ex comandate di Stazione Mottola, a sua moglie e a suo figlio. Gli avvocati Emiliano e Francesco Germani, Rotondi e Candido e i rispettivi consulenti sono pronti. Tutti chiamati ad attendere gli ultimi accertamenti prima della chiusura di un giallo durato 17 anni.
«Attendiamo fiduciosi gli esiti degli accertamenti. Pure per noi la priorità è la verità – ha commentato l’avvocato dei Mottola, Germani -. Ma anche sapere, dopo sette anni, se dover essere giudicati o meno».

Verso la svolta
Come già era avvenuto per il nastro adesivo e per gli indumenti indossati da Serena, anche in questo caso a parlare potrebbero essere proprio le microtracce. Questa volta i tre consulenti del Ris incaricati dalla Procura di Cassino – Della Guardia, Casamassima e Scatamacchia – hanno il compito di isolare le particelle che 17 anni fa non vennero (o non fu tecnicamente possibile farlo) isolate. E secondo i beneinformati sotto la lente potrebbero essere finiti persino i componenti della vernice della porta “incriminata”. Quella contro cui, stando alle ricostruzioni effettuate finora, Serena sarebbe stata scaraventata: per gli inquirenti, la diciottenne sarebbe stata aggredita in un appartamento in disuso della caserma «dove le sarebbe stata fatta sbattere con violenza la testa contro la porta». Visti gli elementi trovati sui fuseaux, se la lite o la violenza – ed è bene continuare a restare nel campo delle ipotesi – potrebbero essere avvenute all’interno degli alloggi, così come tratteggiato sino ad oggi nelle ricostruzioni e così come blindato dalla procura con le ultime iscrizioni nel registro degli indagati, il corpo della studentessa potrebbe essere stato, quindi, spostato in seconda battuta in una zona in cui questi metalli sono presenti. Un’immagine suggestiva che troverà conferma o smentita solo nell’indagine comparativa in corso. Mercoledì si torna a scavare.

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