DELITTO MOLLICONE – Ottanta giorni per la verità sulla perizia

ARCE – E’ ancora una volta la porta della caserma di Arce a tornare al centro dell’indagine sulla morte di Serena, ormai alle battute finali. Ieri mattina l’affidamento dell’incarico al Ris di Roma, alla presenza dei legali degli indagati, affinché pongano in essere ogni analisi di interesse, come delegato dalla dottoressa Siravo. Ora, in 80 giorni, dovrà essere sciolto il nodo principale: se quel frammento di legno individuato sullo scotch che legava la testa della studentessa possa essere compatibile con la porta dell’alloggio della caserma contro cui, stando alle tesi degli inquirenti, la studentessa sarebbe stata violentemente sbattuta. Oppure se la microtraccia in questione possa appartenere a un’altra tipologia di legno, magari di un bastone: qualcosa comunque in grado di generare lesioni contusive compatibili con quanto scritto dalla dottoressa Cattaneo nella sua relazione dopo i tanti mesi di accertamenti al Labanof.
Accanto a questo, l’altro enigma della macroscopica traccia di “vernice per unghie” che potrebbe contenere la firma dell’assassino, sempre isolata sul nastro adesivo con cui Serena è stata legata prima di essere trasportata nel bosco dell’Anitrella. In mezzo a tutto questo, la pista polacca collegata – secondo quanto emerso durante la trasmissione “La vita in diretta” – al frammento di smalto. Una prova che potrebbe, e il condizionale è ancora una volta d’obbligo, portare a una delle donne polacche che nel 2001 lavorava e viveva ad Arce e che poco dopo la morte di Serena scomparvero nel nulla.
Gli investigatori del colonnello Cagnazzo insieme alla dottoressa Siravo hanno raggiunto la Polonia per cercare almeno due delle donne in questione, ascoltate e sottoposte al prelievo del dna e impronte: bisognerà attendere i risultati e completare il quadro. Prima di ottobre il giallo di Arce non sarà più un cold case e Serena avrà finalmente giustizia.

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