ARCE – “Giustizia anche per mio padre”

ARCE – «Giustizia anche per mio padre»: le parole della figlia del brigadiere Santini Tuzi, Maria, a poche ore dall’importante novità investigativa fornita dalla relazione del Ris sulla morte di Serena Mollicone, assumono un valore unico.
Sono stati gli accertamenti scientifici a raccontare che Serena sarebbe stata uccisa in caserma: quella verità costata, molto probabilmente, la vita di Tuzi. Fu proprio il brigadiere a riferire di aver notato la studentessa di Arce entrare in caserma nel giorno della sua scomparsa ma di non averla vista uscire. Poi, però, prima del confronto in procura la sua morte improvvisa, piena di tanti dettagli “trascurati” come i telefoni ignorati o i tabulati inaccessibili, solo per fare un esempio. L’ipotesi del suicidio non è stata mai condivisa dalla figlia – e in parte anche dalla procura che aprì un fascicolo per omicidio, poi derubricato e tutt’oggi aperto come istigazione al suicidio – che ora più che mai è convinta di essere vicina a una svolta, forse anche per suo padre. Ora che anche il Ris ha blindato, con la sua relazione, la morte di Serena all’interno della stazione di Arce: le microtracce di legno e di vernice della caldaia dell’alloggio raccontano una verità ben precisa.
«Spero che finalmente Serena abbia giustizia. E spero che questo accada anche per noi. Sta venendo fuori quello che abbiamo già detto tanti anni fa: ciò dimostra che non siamo mai stati visionari – ha detto Maria -. I riscontri scientifici confermerebbero le nostre tesi. Gli inquirenti stanno lavorando in modo eccellente, riuscendo dopo tutti questi anni a incastrare i vari tasselli che portano alla verità».
«La procura ha ritenuto mio padre un testimone, tanto che lui si mise a disposizione per poter raccontare ciò che aveva intuito. Ma non gli venne data questa possibilità: è stato ucciso prima. Non abbiamo creduto neppure per un momento al suicidio – ha continuato Maria Tuzi -. Se fosse necessario, noi saremmo disposti persino alla riesumazione per capire cosa sia accaduto davvero. Per il momento attendiamo lo svolgimento delle indagini della procura nei cui confronti abbiamo piena fiducia: l’importante è arrivare alla verità. Una verità che spazzi via, finalmente, le voci del suicidio di mio padre».
Come papà Guglielmo, anche Maria ha dichiarato: «Chi sa, anche dopo tutti questi anni, parli. Come ha detto Guglielmo, non sono certa di poter perdonare chi ha portato via arbitrariamente mio padre. Un padre che è stato per tutti un esempio: ribadisco che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, lui per noi e non solo era un uomo delle istituzioni dentro e fuori la divisa che indossava».

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